COVID-19, condizione simile a sindrome di Kawasaki in bambini è nuova patologia secondo studio

Un nuovo studio pubblicato sul Journal of American Medical Association i conferma che la patologia che colpisce i bambini infettati con il virus della COVID-19 è una condizione distinta dalla sindrome di Kawasaki, benché simile a quest’ultima.
I ricercatori hanno dunque riconosciuto l’esistenza di questa nuova sindrome infiammatoria identificandone anche i sintomi e i marcatori clinici principali.

La sindrome, denominata sindrome multisistemica infiammatoria pediatrica temporaneamente associata al SARS-CoV-2 (PIMS-TS), è stata analizzata in 58 bambini ricoverati in otto diversi ospedali inglesi.
Si tratterebbe di una sindrome estremamente rara ma “potenzialmente seria”, come la definisce il comunicato stampa che presenta lo studio.
La maggior parte dei bambini Inghilterra nei quali è stata riscontrata questa condizione si è ripresa ma il sospetto dei ricercatori è relativo a danni coronarici di lunga durata.

“La nuova condizione, PIMS-TS, è estremamente rara ma può rendere un bambino molto malato, quindi è importante caratterizzare correttamente la malattia in modo da poter fornire un attento monitoraggio e il miglior trattamento”, dichiara Elizabeth Whittaker, ricercatrice del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Imperial College di Londra, una delle autrici dello studio.

La PIMS-TS sembra colpire i bambini con un’età un po’più grande rispetto a quella media della sindrome di Kawasaki (nove anni e quattro anni rispettivamente). Presenta perlopiù di dolori addominali, diarrea e febbre persistente. Sembrano inoltre più a rischio pazienti neri ed asiatici.
Inoltre gli esami del sangue mostrano marcatori di infiammazione in enzimi cardiaci, cosa che suggerisce che questa nuova condizione porta il cuore sotto sforzo.

“La nuova malattia si presenta in diversi modi e può presentare gravi complicazioni. Tuttavia, più apprendiamo meglio preparati siamo per intervenire e prevenire risultati peggiori. Ad esempio, i pazienti che sviluppano shock e insufficienza cardiaca hanno un diverso modello di esami del sangue che possono aiutare a identificare il gruppo a rischio per un trattamento mirato”, spiega Michael Levin, altro autore dello studio.
Allo studio hanno partecipato anche ricercatori del Kawasaki Disease Research Center dell’Università della California a San Diego.

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