COVID-19, gas lacrimogeni e spray al pepe aumentano diffusione del virus?

I gas lacrimogeni e gli spray al pepe possono risultare un fattore di aumento della diffusione dei virus tra la popolazione? È la domanda che in molti si stanno ponendo nel contesto delle proteste in corso negli Stati Uniti a seguito dell’omicidio di George Floyd.
I dipartimenti di polizia negli Stati Uniti, infatti, dispongono di gas lacrimogeni e di spray al pepe più che altro per dispendere i manifestanti e il loro intenso utilizzo in questi giorni ha sollevato parecchie preoccupazioni in relazione alla pandemia di COVID-19 in corso.

Questi prodotti sono fatti con composti chimici appositamente progettati per irritare le mucose degli occhi, del naso e della gola. Proprio per questo provocano tosse e starnuti, due fenomeni che non vanno di certo a braccetto con l’utilizzo di una mascherina e che sono invece una delle armi principali di virus respiratori per la loro diffusione.

E ad essere in pericolo sarebbero tutti quelli che poi corrono in aiuto delle persone colpite dai gas lacrimogeni e dagli spray al pepe che tenderanno a togliersi le mascherine per poter respirare. E questo senza contare l’irritazione delle vie respiratorie, un fattore che potrebbe aumentare il rischio di contrarre la stessa infezione.

Secondo un comunicato della Associated Press, non sono stati praticamente mai fatti studi su questo argomento e solo una ricerca, effettuata qualche anno fa da Joseph Hout in ambito militare, giunse alla conclusione che effettivamente esiste un legame tra le malattie respiratorie acute e l’esposizione a questi due agenti lacrimogeni e irritogeni.

Lo stesso Hout, interpellato dall’agenzia, conferma che possa essere considerato come plausibile che gas lacrimogeni e simili possano portare ad un aumento delle infezioni dal nuovo coronavirus proprio a causa della tosse e degli starnuti che questi agenti provocano.
Durante i giorni scorsi qualcuno è già giunto ai ripari. Ad esempio un giudice di Denver ha imposto delle restrizioni sull’uso di queste tipologie di “armi “da parte della polizia. Si attendono, intanto, nuovi studi su questo collegamento per verificare la sua effettiva esistenza.

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