COVID-19, individuati 6 ceppi del virus, ecco qual è il più diffuso in Italia

I ricercatori dell’Università di Bologna hanno identificato almeno sei ceppi diversi di SARS-CoV-2, il coronavirus che ha scatenato la pandemia mondiale di COVID-19, la malattia collegata.
Nello studio, pubblicato su Frontiers in Microbiology, vengono descritti i sei nuovi ceppi attualmente in circolazione tra cui anche quello originale, il ceppo L, che sembra essere apparso a Wuhan nel dicembre del 2019.

La prima mutazione, il ceppo S, sarebbe poi apparsa nei primi giorni di quest’anno mentre, dalla metà del mese di gennaio, si sono sviluppati ceppi V e G.
proprio quest’ultimo, il ceppo G, è quello più diffuso in Italia. Il ceppo G ha poi visto due mutazioni principali per le quali sono stati definiti i sottoceppi GR e GH (apparsi negli ultimi giorni di febbraio).

Secondo quanto afferma Federico Giorgi, unodegli autori dello studio insieme a Daniele Mercatelli, il ceppo G e le sue due sottovarianti GR e GH sono i più diffusi in Europa e in Italia con il GH più frequente in Francia e in Germania piuttosto che in Italia dove quasi non esiste. Tra l’altro questo conferma quanto siano risultati efficaci le azioni di contenimento imposte negli ultimi mesi.
Il ceppo GH è anche quello più diffuso o in America mentre nel Sudamerica viene definito un altro sottoceppo, il GR.

Per quanto riguarda la situazione odierna in Asia, i ricercatori hanno notato un aumento dei ceppi G, GH e GR che sarebbero arrivati in questo continente dall’Europa solo a marzo.
Sono proprio questi tre ceppi ad essere quelli in costante aumento e quelli che stanno provocando i numeri che vediamo con preoccupazione oggi mentre i ceppi L e V stanno sostanzialmente scomparendo.

Infine i ricercatori hanno individuato anche delle mutazioni genomiche rare, rappresentanti l’1% di tutti i genomi sequenziati, che dovrebbero essere monitorate dal mondo scientifico, come lascia intendere lo stesso Giorgi.
I ricercatori confermano comunque che nonostante il numero delle mutazioni queste ultime presentano un livello di variabilità molto basso: quest’ultima è una notizia ottima per quanto riguarda l’eventuale approdo al vaccino.

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