COVID-19, nuovo farmaco diABZI blocca diversi ceppi del virus nei topi

Cellule epiteliali polmonari infettate da SARS-CoV-2 (a sinistra, in giallo) sono state trattate con successo con l'agonista STING diABZI (a destra) (credito: Perelman School of Medicine dell'Università della Pennsylvania)

Un farmaco di nuova concezione, denominato diABZI, sembra inibire in maniera prepotente il virus SARS-CoV-2, quello che ha scatenato la pandemia di COVID-19 in tutto il mondo, appartenente a diversi ceppi, inclusa la variante B.1.351, quella sudafricana. Come spiega Sara Cherry, professoressa di patologia e medicina nonché direttrice scientifica dell’High-Throughput Screening (HTS) Core presso la Scuola di Medicina dell’unicità della Pennsylvania, si tratta del primo farmaco che mostra l’attivazione, a livello terapeutico, di una risposta immunitaria da parte del corpo precoce e il tutto con una singola dose. Un farmaco del genere potrebbe essere una delle soluzioni più efficaci in un momento come questo in cui controllare l’infezione da SARS-CoV-2, soprattutto quella causata dalle sue varianti più preoccupanti, è assolutamente essenziale.[1]

I ricercatori hanno prima cercato di capire come il virus SARS-CoV-2 prende di mira le cellule epiteliali dell’apparato respiratorio. Per farlo hanno osservato al microscopio le linee cellulari del polmone umano infettate dal virus scoprendo che quest’ultimo praticamente riesce a nascondersi, cosa che ne ritarda il riconoscimento da parte dell’corpo e dunque la risposta immunitaria.[1]
I ricercatori hanno dunque ricercato un agonista antivirale per bloccare l’infezione del virus tra 75 farmaci ad alto rendimento, già conosciuti perché riescono ad essere efficaci nei confronti delle cellule dei polmoni. Alla fine hanno selezionato nove candidati, tra cui due dinucleotidi ciclici (CDN) che riuscivano a sopprimere l’infezione attivando lo stimolatore dei geni dell’interferone (STING), una proteina codificata dal gene STING1 molto importante per quanto riguarda il sistema immunitario innato.[3]

Questi CDN, però, sono conosciuti perché hanno una bassa potenza a livello farmacologico e quindi i ricercatori hanno testato anche un agonista STING di nuova concezione denominato diABZI, non ancora approvato dalla FDA statunitense. Attualmente il farmaco è in fase di sperimentazione e si pensa possa essere utile per alcune tipologie di cancro. Alla fine della sperimentazione, i ricercatori si accorgevano che il diABZI riusciva ad inibire, nei topi infettati da SARS-CoV-2, l’infezione procurata da diversi ceppi di virus, tra cui anche il ceppo B.1.351. I topi mostravano una carica virale molto più bassa nei polmoni e nelle narici ed una produzione di citochine, importanti per l’immunità protettiva del corpo, nettamente maggiore rispetto ai topi del gruppo di controllo.
Secondo Cherry questo farmaco potrebbe essere utile per trattare il SARS-CoV-2 e per prevenire i sintomi più gravi che la COVID-19 può apportare al corpo umano e ciò in previsione anche della diffusione, in futuro, di altri coronavirus diversi dal SARS-CoV-2 dato che quest’ultimo “non sarà l’ultimo coronavirus che vedremo e contro cui avremo bisogno di protezione” come spiega la ricercatrice.[1]

Note e approfondimenti

  1. I ricercatori della Penn scoprono un farmaco che blocca più varianti di SARS-CoV-2 nei topi – Penn Medicine (IA)
  2. Pharmacological activation of STING blocks SARS-CoV-2 infection | Science Immunology (IA) (DOI: 10.1126/sciimmunol.abi9007)
  3. Stimulator of interferon genes – Wikipedia in inglese (IA)

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