COVID-19 può procurare coagulazione del sangue e blocco di vasi sanguigni cerebrali

Il nuovo coronavirus può essere responsabile dell’aumento della coagulazione del sangue e di un blocco dei vasi sanguigni cerebrali secondo quanto suggeriscono le osservazioni cliniche di pazienti con COVID-19 analizzate da un team di neurologi dell’University College London e dell’UCLA di Londra.
Gli stessi ricercatori suggeriscono che i test per rilevare nel sangue il D-dimero, un frammento proteico risultante dalla stessa coagulazione del sangue, nei pazienti COVID-19 potrebbe già consentire la prescrizione di trattamenti specifici, ad esempio trattamenti anticoagulanti.

Se tali trattamenti vengono prescritti nella fase iniziale, infatti, si possono ridurre i rischi di ictus o di coaguli di sangue estesi in altre parti del corpo.
Nello studio, pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry, vengono descritte le analisi che gli stessi ricercatori hanno effettuato su sei pazienti dall’1 al 16 aprile 2020 al National Hospital for Neurology and Neurosurgery di Londra.

Questi pazienti erano affetti da COVID-19 ed avevano avuto ictus ischemico acuto causato dal blocco di una grande arteria del cervello e dalla perdita della circolazione sanguigna nell’area circostante.
Tutti e sei i pazienti mostravano una occlusione dei vasi sanguigni di grandi dimensioni con livelli di D-dimero nel sangue molto elevati, cosa che indicava grosse quantità di prodotti di degradazione della fibrina causati dalla coagulazione del sangue.

“Ora sappiamo che COVID-19 non è solo una malattia dei polmoni. I nostri risultati suggeriscono che i blocchi di grandi arterie cerebrali nei pazienti COVID-19 sono associati a una coagulazione del sangue altamente anormale. L’uso precoce di farmaci anticoagulanti potrebbe essere utile, ma questo deve essere bilanciato dal rischio di emorragia cerebrale, soprattutto subito dopo un ictus ischemico”, dichiara David Werring, del Queen Square Institute of Neurology dell’ UCL, autore corrispondente dello studio.
Gli stessi ricercatori lasciano intendere che in ulteriori studi clinici controllati andrebbero effettuati per capire quale può essere il trattamento migliore per contrastare i danni causati da ictus ischemici nelle persone con COVID-19.

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