COVID 19, studio scopre nuovo recettore che facilita intrusione nelle cellule

Credito: geralt, Pixabay, 5663980

In uno studio pubblicato su Science viene descritto un nuovo fattore che può facilitare l’introduzione del virus SARS-CoV-2 all’interno delle cellule. Detto fattore è la neuropilina-1, un recettore proteico attivo negli epiteli respiratori e olfattivi. Secondo i ricercatori la neuropilina-1 faciliterebbe la diffusione del SARS-CoV-2 che notoriamente è caratterizzato da uno spettro dei sintomi, relativi alla malattia associata denominata COVID-19, piuttosto complesso.

Differentemente dalla SARS del 2003, che colpiva perlopiù il sistema respiratorio inferiore, il SARS-CoV-2 infetta anche il sistema respiratorio superiore ed è quindi molto più infettivo e si diffonde più facilmente. Infetta, per esempio, anche la mucosa nasale e si può diffondere più facilmente tramite gli starnuti.
“Il punto di partenza del nostro studio è stata la domanda sul perché SARS-CoV e SARS-CoV-2 che utilizzano entrambi ACE2 come recettore causano diverse malattie”, spiega Mikael Simons, un ricercatore del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative (DZNE) dell’Università tecnica di Monaco che ha partecipato allo studio insieme a Giuseppe Balistreri dell’Università di Helsinki.

“La proteina spike SARS-CoV-2 differisce dal suo parente più anziano per l’inserimento di un sito di scissione della furina”, spiega ancora Simons. “Sequenze simili si trovano nelle proteine spike di molti altri virus umani altamente patogeni. Quando ci siamo resi conto che questo sito di scissione della furina è presente nella proteina spike SARS-CoV-2, abbiamo pensato che questo potesse portarci alla risposta”.
Bloccando in laboratorio la neuropilina-1 con specifici anticorpi, l’infezione da SARS-CoV-2 veniva soppressa.

“Se pensi all’ACE2 come a una porta per entrare nella cellula, la neuropilina-1 potrebbe essere un fattore che dirige il virus verso la porta. L’ACE2 è espresso a livelli molto bassi nella maggior parte delle cellule. Pertanto, non è facile per il virus per trovare le porte per entrare. Altri fattori come la neuropilina-1 potrebbero essere necessari per aiutare il virus”, spiega di nuovo Simons.
Tra l’altro la stessa perdita dell’olfatto, uno dei sintomi della COVID-19, sarebbe collegato al fatto che la neuropilina-1 si trova nello strato delle cellule della cavità del naso.

Questo perché la neuropilina-1, secondo quanto hanno accertato i ricercatori tramite esperimenti sui topi, può trasportare minuscole particelle le quali, una volta somministrate nel naso degli animali, raggiungono poi i neuroni i vasi capillari del cervello in poche ore.
“Potremmo determinare che la neuropilina-1, almeno nelle condizioni dei nostri esperimenti, promuove il trasporto nel cervello, ma non possiamo trarre alcuna conclusione sul fatto che questo sia vero anche per il SARS-CoV-2. È molto probabile che questo percorso sia soppresso dal sistema immunitario nella maggior parte dei pazienti”, spiega Simons. Secondo lo scienziato è presumibile comunque che la neuropilina-1 catturi in qualche modo il virus e lo indirizzi verso l’ACE2 ma ulteriori studi ed esperimenti andranno effettuate per chiarire questo aspetto.

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