Creata superficie antigelo passiva che combatte il ghiaccio con il ghiaccio

Modello in scala della speciale superficie antighiaccio di alluminio creata dai ricercatori del Virginia Tech.

La formazione del ghiaccio, quando arriva l’inverno, è un problema non di poco conto: dall’autista che deve raschiare il parabrezza dell’automobile prima di poter partire fino ad aerei e i sistemi di trasporto pubblici completamente bloccati, il ghiaccio rappresenta una problematica che molte popolazioni del mondo devono affrontare durante i mesi invernali.

I rimedi? Sono sostanzialmente di due tipi: si applicano sostanze chimiche antigelo o decongelanti (categoria in cui si inserisce anche il metodo più classico, ossia quello di spargere del sale) oppure si utilizza il calore (e quindi ci deve essere una fonte di energia, tipicamente quelle elettrica).
Ci sono poi state le ricerche riguardo a superfici che impediscono la formazione di brina e di ghiaccio, ma si tratta di superfici che di solito non durano molto e che tendono letteralmente a svanire.

Ora un gruppo di scienziati, tramite una nuova ricerca pubblicata su ACS Applied Materials & Interfaces, spera di cambiare le carte in tavola annunciando la creazione di una speciale superficie antighiaccio formata essenzialmente da alluminio non trattato sulla quale ci sono strisce di ghiaccio, create intenzionalmente, che formano una serie microscopica di solchi elevati.

Queste strisce di ghiaccio creano zone di bassa pressione che trascinano l’umidità sulla striscia di ghiaccio più vicina. Con questo metodo è possibile mantenere le aree intermedie sovrapposte prive di strati di ghiaccio, anche in condizioni di gelo e di temperature molto al di sotto lo zero.
Le strisce di ghiaccio formate intenzionalmente costituiscono solo il 10% della superficie: questo significa che il 90% resterà ben pulito, senza alcuna formazione di ghiaccio e sostanzialmente asciutto.

Si tratta di un metodo che sfrutta la stessa chimica del ghiaccio per prevenirne la formazione come specifica anche Jonathan Boreyko, un assistente professore nel Dipartimento di Ingegneria e Meccanica Biomedica del Virginia Tech, autore dello studio: “Il vero potere di questo concetto è che le strisce di ghiaccio stesse sono la chimica, il che significa che il materiale che usiamo è irrilevante. Finché hai questo modello corretto di ghiaccio sacrificale, il materiale che usi potrebbe essere praticamente qualsiasi cosa, quindi ci sono molte possibilità.”

Fonti e approfondimenti



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