Criptosporidiosi aumenta nei topi se alimentati con probiotici

Secondo una nuova ricerca, apparsa su Applied and Environmental Microbiology, l’utilizzo di probiotici, di quelli disponibili in commercio, aumenta la gravità dell’infezione da Cryptosporidium parvum (criptosporidiosi), almeno nei topi.
Secondo i ricercatori, infatti, i topi che durante gli esperimenti consumavano probiotici espellevano più parassiti tramite le loro feci e la loro microflora intestinale risultava diversa.

La criptosporidiosi è, nei paesi in via di sviluppo, una delle principali cause di diarrea infantile. Si tratta di una patologia che, se non accurata in maniera appropriata, può diventare abbastanza grave se non fatale: nel 2016 ha ucciso più di 48.000 persone.
Al momento non esistono farmaci nei vaccini per prevenirla.

La scoperta è stata effettuata quando i ricercatori avevano deciso di utilizzare probiotici contenenti microrganismi vivi tipici dell’intestino per contrastare proprio la criptosporidiosi.
Hanno invece scoperto chetramite l’utilizzo di probiotici l’estensione dell’infezione aumentava.

Tuttavia, nonostante questo risultato, i ricercatori sono ancora convinti che è possibile sviluppare probiotici per mitigare la criptosporidiosi: “L’obiettivo è ora di trovare un collegamento meccanicistico tra la microflora e la proliferazione di cryptosporidium, e alla fine progettare un semplice integratore nutrizionale che aiuti il corpo a combattere l’infezione”.

Fonti e approfondimenti



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