
Lo studio è stato pubblicato su Sustainability[1] e ha analizzato le preoccupazioni dei cittadini islandesi per due fonti di inquinamento stagionale: le navi da crociera e l’uso dei pneumatici chiodati, mettendo in relazione questi timori con disturbi come insonnia, emicrania e ansia ecologica.
La città dove si teme di più l’inquinamento “sbagliato”
Akureyri, cittadina islandese con circa 20.000 abitanti, è soggetta a inquinamento atmosferico stagionale causato da due fonti ben distinte: le navi da crociera d’estate e i pneumatici chiodati d’inverno. Eppure, secondo lo studio, i cittadini si preoccupano più per l’inquinamento marittimo, nonostante le misurazioni mostrino livelli più critici di particolato durante i mesi invernali, quando le strade sono percorse da veicoli con pneumatici chiodati.
Distanza dalle fonti e disturbi della salute
Il campione analizzato è stato limitato ma significativo: 47 persone, alcune vicine al porto, altre in zone meno trafficate. Nonostante ci si aspettasse una relazione tra prossimità alle fonti inquinanti e sintomi di salute, i dati non mostrano correlazioni geografiche. Tuttavia, i disturbi analizzati—come insonnia, emicrania ed eco-ansia—risultano significativamente associati ai livelli di preoccupazione percepiti, più che alla reale esposizione all’inquinamento.
Ansia, percezione e realtà
Le paure legate all’inquinamento sembrano influenzate più da elementi psicologici e culturali che dai dati scientifici. Le navi da crociera, visivamente impattanti e spesso oggetto di critiche mediatiche, suscitano più allarme dei pneumatici chiodati, nonostante quest’ultimi generino più particolato nocivo. Gli autori ipotizzano che il controllo percepito—o la sua mancanza—sulle fonti inquinanti giochi un ruolo importante nel determinare l’ansia ecologica e i sintomi associati.
Un tema controverso che frena la partecipazione
Lo studio ha incontrato grosse difficoltà nel reclutare partecipanti. Questo dato, secondo gli autori, è già di per sé rivelatore: l’uso dei pneumatici chiodati, molto diffuso e culturalmente radicato nella zona, è un tema controverso e politicamente delicato. La sola idea di uno studio che metta in discussione la loro sicurezza sembra aver inibito la partecipazione. In Islanda settentrionale, dove gli inverni sono rigidi, si teme che il dibattito sui pneumatici possa sfociare in restrizioni impopolari.


