Cuori umani evolutisi per resistere a sforzi prolungati

Sensibili cambiamenti strutturali del cuore umano si sarebbero sviluppati, a livello evoluzionistico, quando le persone sono passate dalla caccia e dal foraggiamento al sostentamento con l’agricoltura e in generale alla vita moderna.
Lo studio, condotto da ricercatori del Massachusetts General hospital, rileva che i cuori umani odierni sono meno “scimmieschi” e più adatti alle attività che richiedono più resistenza.

I ricercatori hanno confrontato le funzioni cardiache nelle scimmie e in quattro diversi gruppi di umani, tra cui persone sedentarie, corridori, giocatori di football e coltivatori di sussistenza indigeni.

I risultati indicavano che i cuori umani si sono sviluppati per gestire attività che richiedono resistenza prolungata rispetto ad attività che richiedono sforzi, anche intensi, ma brevi.
Ciò ha portato le persone che conducono uno stile di vita più sedentario ad essere più a rischio di malattie cardiache, ben più, per esempio, delle stesse scimmie.

Lo studio, pubblicato su Proceedings of National Academy of Sciences, spiega dunque perché gli scimpanzé, che sono considerati parenti stretti degli esseri umani a livello evolutivo, possono impegnarsi in attività che chiedono grossa resistenza solo per pochi momenti, ad esempio durante un’arrampicata o un combattimento.
Durante questi momenti viene esercitata un’intensa pressione arteriosa sul cuore e dunque gli stessi scimpanzé non possono prolungarli più di tanto. L’intensa pressione arteriosa ha però fatto sviluppare ai scimpanzé cuori con pareti più spesse.

“Il cuore si rimodella in risposta a due forze principali: pressione e volume”, dichiara Aaron L. Baggish, uno dei ricercatori che hanno prodotto lo studio, “Gli umani hanno cuori più lunghi, più sottili e con pareti più flessibili, mentre gli scimpanzé hanno cuori più piccoli con pareti più spesse”.

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