
Un nuovo studio pubblicato su PNAS[1] rivela che animali molto diversi tra loro seguono schemi comportamentali sorprendentemente simili. Dalle savane africane alle foreste pluviali di Panama, i ricercatori hanno scoperto un’architettura nascosta che regola il comportamento di specie diverse, come iene maculate, coati e suricati.
Stessi schemi in animali molto diversi
Lo studio ha monitorato il comportamento quotidiano di tre specie di mammiferi sociali in habitat molto differenti. I ricercatori hanno usato accelerometri, dispositivi simili a quelli che troviamo negli smartphone, per registrare i movimenti con grande precisione. Nonostante le profonde differenze tra i tre animali – carnivori, scavatori e arboricoli – è emerso che i passaggi tra le diverse attività seguono uno schema comune.
La regola del comportamento che si rafforza
Il dato più sorprendente riguarda la tendenza degli animali a restare più a lungo in uno stesso stato comportamentale. Contrariamente a quanto ipotizzato, più tempo un animale resta, ad esempio, sdraiato, meno è probabile che cambi attività nell’immediato successivo. Questo schema, detto “funzione di rischio decrescente”, è risultato identico in tutte le specie studiate, indipendentemente dal contesto.
Prevedere il comportamento è possibile, ma solo nel breve periodo
I ricercatori hanno anche esaminato come l’attività corrente influenzi quelle future, un concetto chiamato “decadimento della predittività”. Più ci si spinge in avanti nel tempo, meno è possibile prevedere il comportamento futuro. Ma anche qui è emerso un tratto comune: la curva del decadimento è molto simile tra le specie, suggerendo un’architettura condivisa nei processi decisionali.
Le possibili spiegazioni: premi o decisioni su più livelli
Secondo gli autori, queste regole condivise potrebbero derivare da due meccanismi. Uno è il rafforzamento positivo: restare in uno stato può offrire vantaggi come sicurezza o conforto. L’altro è una decisione presa su più scale temporali, influenzata da stimoli interni ed esterni. I ricercatori ora si chiedono se queste regole valgano anche per animali solitari o in altri contesti ecologici.

