Deforestazione dell’Amazzonia peruviana: è corsa all’oro, non c’è più tempo per la burocrazia

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La deforestazione dell’area amazzonica è certamente legata anche all’estrazione mineraria: lo certifica un nuovo studio condotto da un team guidato da Lisa Naughton, una professoressa di geografia della UW-Madison che ha inteso studiare gli effetti della forestazione legati proprio all’estrazione mineraria in un’area abbastanza sensibile dell’Amazzonia peruviana. Ha poi pubblicato i risultati delle proprie ricerche in uno studio apparso su Environmental Research Letters.[2]

I ricercatori si sono concentrati in particolare in un’area altamente sensibile a livello di biodiversità, quella della Riserva Nazionale di Tambopata in Perù. Hanno analizzato i dati acquisiti dal 2001 al 2014, dati relativi all’estrazione mineraria, in particolare di oro. Innanzitutto hanno constatato che la domanda è aumentata nel corso degli anni e poi si sono resi conto che le strade per l’accesso alle miniere sono penetrate sempre di più nella regione. Anche il numero delle stesse miniere è aumentato. Parallelamente è aumentata la deforestazione, di circa 100.000 acri nel corso del periodo preso in esame.[1]

L’oro è particolare: dato che si trova, almeno nella maggior parte dei casi, sparso nel sedimento sotto il suolo forestale, per estrarlo si deve letteralmente rimuovere la foresta e poi scavare, come spiega Nora Álvarez-Berríos, esperta dell’uso del suolo e degli impatti climatici dell’International Institute of Tropical Forestry che, nel periodo dello studio, studiava alla UW-Madison.
Si tratta di operazioni molto distruttive, praticamente fatte al di fuori della legge e in modo “artigianale”. L’unica possibilità di contrastarla è innanzitutto porla sotto la supervisione del governo per formalizzarne l’attività. Solo in questo modo si può pensare di creare agenzie locali per gestire gli impatti di questa attività e proteggere quelle aree più sensibili a livello ecologico.

“Le autorità peruviane, come le autorità di altri siti della corsa all’oro, hanno rinunciato a cercare di fermare l’estrazione dell’oro. Stanno cercando di confinarlo e contenerlo”, spiega Jessica L’Roe, una professoressa di geografia del Middlebury College che ha partecipato agli studi. “La maggior parte degli studi sulla formalizzazione riguardano principalmente il tentativo di aiutare i poveri, o di renderlo più equo per i poveri. Raramente, quasi mai, per quanto ne sappiamo, questi progetti di formalizzazione sono stati valutati per il loro impatto ambientale”.
Spesso i gruppi di minatori, anche solo dopo aver acquisito un titolo provvisorio, iniziano l’attività senza portare mai a termine o neanche iniziare le valutazioni di impatto ambientale.
La stessa Naughton fa comprendere che non c’è abbastanza tempo da perdere in chiacchiere e burocrazia: “Questa corsa all’oro è esplosiva. Quando avrai diritti pubblici e di proprietà ben regolamentati e trasparenti, la foresta sarà scomparsa”.[1]

Note e approfondimenti

  1. UW researchers investigate mining-related deforestation in the Amazon (IA)
  2. Does formalizing artisanal gold mining mitigate environmental impacts? Deforestation evidence from the Peruvian Amazon – IOPscience (IA) (DOI: 10.1088/1748-9326/abede9)

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