Deforestazione, effetti su animali dei tropici più gravi di quelli delle zone temperate

Gli effetti che si hanno con il disboscamento e in generale con lo sfruttamento del terreno forestale sugli animali dei tropici sono maggiori rispetto a quelli che si possono avere con gli animali delle zone temperate.
È di questo parere uno studio condotto da ricercatori dell’Imperial College di Londra secondo il quale la “rottura” delle foreste, che si può avere con attività umane non relegate solo al disboscamento ma anche alla semplice costruzione di una strada che attraversa una foresta, è aumentata di sei volte nelle zone tropicali mettendo a rischio le specie animali di queste aree.

Lo studio, pubblicato su Science, è stato realizzato anche da Rob Ewers, professore del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Imperial che rimarca: “La nostra ricerca suggerisce che le azioni semplici come la costruzione di strade attraverso le foreste hanno un impatto ecologico di gran lunga maggiore nei tropici rispetto al mondo temperato. Dobbiamo camminare molto leggermente in questi delicati ecosistemi”.

I ricercatori hanno inoltre testato, e per certi versi confermato, la cosiddetta “ipotesi del filtro dell’estinzione”, una teoria secondo con la quale gli animali che si evolvono in ambienti che subiscono disturbi regolari di tipo naturale, come gli uragani o gli incendi, hanno delle possibilità maggiori di far fronte a disturbi di natura antropogenica, come la deforestazione.
Dato che questi “disturbi” naturali si verificano perlopiù nelle latitudini temperate, gli animali di queste zone sembrano poter affrontare meglio la deforestazione.

Analizzando vari dati relativi anche all’abbondanza delle specie forestali nel mondo raccolti negli ultimi 10 anni, i ricercatori hanno inoltre scoperto che nelle regioni con un minor “disturbo naturale” più vicino all’equatore, il 51,3% delle specie di animali delle foreste tende ad evitare i rispetto al 18,1% delle zone a maggior disturbo naturale più lontane dal equatore.

In sostanza gli animali, con l’aumento della deforestazione e quindi con il rimpicciolimento delle foreste, tendono sempre più ad addensarsi nel nucleo “denso” interno delle foreste dove le condizioni, come quelle relative per esempio alla luce o all’umidità, sono nettamente diverse da quelle dei bordi.

“Ciò significa che non solo dovremmo preoccuparci dei tropici perché ci sono così tante specie che non si trovano da nessun’altra parte sulla Terra, ma quelle specie sono anche più sensibili al modo in cui trattiamo le foreste”, spiega Matt Betts, ricercatore dell’Università Statale dell’Oregon e altro autore dello studio.

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