Degenerazione maculare legata all’età, scoperta molecola coinvolta

Abstract grafico dello studio (credito: DOI: 10.1016/j.celrep.2020.01.064 – Cell Reports, 2020)

Viene definita come “un’importante scoperta” quella effettuata da un gruppo di ricercatori del Trinity College di Dublino in relazione alla degenerazione maculare legata all’età (AMD), una malattia dell’occhio debilitante che nei casi più gravi può portare alla cecità.
I ricercatori hanno scoperto l’importante ruolo svolto da una molecola, denominata TLR2, nello sviluppo della degenerazione della stessa retina.

La degenerazione maculare legata all’età è una delle forme di degenerazione della retina più comuni e può portare a cecità o a difetti alla vista per i quali le persone possono avere notevoli difficoltà anche nel riconoscere gli oggetti vicini o i volti, nel leggere o nel guardare la televisione. A soffrirne sono soprattutto le persone più anziane.
Questa patologia si può presentare sotto due forme: secca (meno aggressiva, più lenta e più comune) e umida (più aggressiva, più veloce e meno comune).

Secondo Sarah Doyle, professoressa di immunologia al Trinity, nonché una delle autrici principali dello studio apparso su Cell Reports, conferma che esiste la possibilità di nuove terapie per la AMD secca agendo sulla regolazione della molecola TLR2.

La patologia comincia quando inizia un danno ossidativo incontrollato nell’occhio che provoca la formazione di sostanze dannose sulla retina e la deposizione di una proteina denominata complemento.
La molecola TLR2 sembra svolgere un ruolo importante in questa fase in quanto innesca vari segnali e provoca la risposta infiammatoria favorendo la deposizione del complemento, come spiega Kelly Mulfaul, prima autrice dello studio.

I ricercatori hanno infatti svolto esperimenti in laboratorio rimuovendo TLR2 dai loro sistemi modello e ciò portava ad una riduzione del livello di complemento, cosa che a sua volta proteggeva le cellule.
“Con il continuo aumento dell’aspettativa di vita che supera il ritmo con cui vengono sviluppati i farmaci per le condizioni legate all’età, sono fortemente necessarie nuove vie di terapia, quindi il fatto che il blocco di questa singola proteina possa avere un tale effetto protettivo negli occhi è una scoperta particolarmente eccitante”, spiega La Doyle.

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