Dieta occidentale, scienziati scoprono effetti neurodegenerativi in esperimenti sui topi

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Un collegamento tra la tipica dieta occidentale e un rischio più grande di declino cognitivo e neurodegenerazione è stato trovato da un team di ricercatori della Marshall University che hanno pubblicato il proprio studio sulla rivista iScience.[1]
Nel corso di esperimenti sui topi, infatti, i ricercatori hanno scoperto impatti sul cervello nei topi sottoposti ad una dieta con alimenti tipici della dieta occidentale umana attraverso un aumento della segnalazione di Na,K-ATPase negli adipociti, le cellule del grasso.[1]
Detto anche pompa sodio-potassio, Na,K-ATPase è un enzima che si trova nella membrana delle cellule e che svolge diversi compiti.[2]

Esperimenti sui topi

I ricercatori hanno svolto i propri esperimenti sottoponendo i topi ad una tipica dieta occidentale per un periodo di 12 settimane. I topi di questo gruppo, rispetto ai topi del gruppo di controllo che portavano avanti una dieta normale, mostravano vari cambiamenti sia a livello fisiologico che comportamentale. Innanzitutto mostravano una maggiore resistenza all’insulina e poi sembravano avere livelli di ossigeno ridotti nel corpo nonché un livello di energia più basso. Inoltre, è questo forse è il risultato più interessante, mostravano anche un cambiamento a livello di comportamento con modifiche che, negli esseri umani, attribuiremmo ad una fase iniziale di Alzheimer o di Parkinson.[1]

Effetti della dieta occidentale sui topi

Nello studio i ricercatori scrivono di avere scoperto che una dieta occidentale sembra produrre dello stress ossidativo sistemico oltre all’attivazione della segnalazione Na,K-ATPasi, sia nel cervello che nei tessuti periferici.
Inoltre la dieta occidentale produceva un aumento delle citochine infiammatorie oltre a cambiamenti biochimici all’interno del cervello riferibili ad un processo di neurodegenerazione.
Gli effetti negativi si avevano soprattutto sull’ippocampo, una regione del cervello generalmente collegabile alle risposte emotive e alla memoria a lungo termine.[1]

Possibile nuovo bersaglio per disturbi neurodegenerativi?

Inoltre i ricercatori scoprivano che in questi topi, con la somministrazione di un antagonista (NaKtide), uno specifico per gli adipociti responsabili dei cambiamenti a seguito della dieta occidentale, i marcatori della neurodegenerazione miglioravano e in generale migliorava la fisiopatologia degli animali.
Secondo i ricercatori qualora questi risultati valessero anche negli esseri umani, si potrebbe pensare di utilizzare l’enzima Na,K-ATPase negli adipociti come un nuovo bersaglio clinico per i disturbi neurodegenerativi.[1]

Dieta occidentale

Secondo Wikipedia in inglese una dieta occidentale è caratterizzata da un’assunzione relativamente elevata di cibi quali carne rossa, in particolare lavorata, alimenti preconfezionati, alimenti fritti, latticini con alto contenuto di grassi, uova, cereali, mais, patate, dolciumi e quantità di frutta non lavorata, di verdure, di legumi, di carne bianca e di cibi integrali non sufficienti per una dieta considerabile come sana.[3]

Note e approfondimenti

  1. Role of Adipocyte Na,K-ATPase Oxidant Amplification Loop in Cognitive Decline and Neurodegeneration: iScience (IA) (DOI:/10.1016/j.isci.2021.103262)
  2. Na+/K+-ATPase – Wikipedia in inglese (IA)
  3. Western pattern diet – Wikipedia in inglese (IA)

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