Differenze tra i cervelli del coniglio selvatico e di quello domestico risiedono nell’area della paura

Illustrazione che mostra le differenze tra il cervello di un coniglio selvatico e quello di un coniglio domestico (credito: Fabian Sinzinger)

Nel tentativo di comprendere come l’addomesticamento possa influire fisicamente sul cervello degli animali, un gruppo internazionale di scienziati ha utilizzato la risonanza magnetica ad alta risoluzione intendendo misurare il cambiamento della morfologia cerebrale nei conigli domestici.
Secondo i risultati ottenuti, l’addomesticamento procura cambiamenti fisici fondamentali nel cervello, ed in particolare in quelle regioni che elaborano la paura, ossia nell’amigdala e nella corteccia prefrontale mediale.

Il coniglio selvatico è notoriamente uno degli animali più difficili da catturare da parte delle prede tanto che aquile, falchi, volpi ma anche esseri umani, devono mettersi davvero impegno per ottenere la preda, differentemente dalle caratteristiche di un coniglio domestico, molto meno timoroso e con risposte molto più attenuate ad eventuali minacce esterne.
Questo studio ha inteso utilizzare la risonanza magnetica per capire se questi cambiamenti, che sono di fatto genetici, siano associati a cambiamenti nella morfologia del cervello.

Gli scienziati hanno analizzato un gruppo di conigli domestici e un gruppo di conigli selvatici. È Irene Brusini, prima autrice dello studio e studentessa all’Istituto reale di tecnologia di Stoccolma, a parlarci dei risultati dello studio nell’articolo di presentazione fornito dall’Università di Uppsala: “Abbiamo osservato tre profonde differenze tra il cervello dei conigli selvatici e quelli domestici. In primo luogo, i conigli selvatici hanno un rapporto dimensioni cervello-corpo più ampio rispetto ai conigli domestici. Secondariamente, i conigli domestici hanno un’amigdala ridotta e una corteccia prefrontale mediale allargata. In terzo luogo, abbiamo notato una riduzione generalizzata della struttura della materia bianca nei conigli domestici”.

Mats Fredrikson, professore all’Università di Uppsala e autore senior dello studio, spiega: “I nostri risultati mostrano che un’area coinvolta nella percezione della paura (l’amigdala) è di dimensioni più ridotte, mentre un’area che controlla la risposta alla paura (la corteccia prefrontale mediale) è più grande nei conigli domestici.La ridotta quantità di sostanza bianca suggerisce che i conigli domestici hanno un’elaborazione di informazioni compromessa che potrebbe spiegare perché sono più lenti a reagire e flemmatici delle loro controparti selvagge”.
Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Fonti e approfondimenti



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