Difficoltà socioeconomiche durante infanzia hanno effetti negativi su abilità cognitive durante vecchiaia

I bambini che crescono in ambienti economicamente svantaggiati e in generale in stati di povertà possono avere più probabilità di sviluppare livelli bassi di abilità cognitive (pensiero, apprendimento, ragionamento, ricordo e problem solving) durante la vecchiaia secondo uno studio pubblicato su Academy of Neurology.

Come specifica anche l’autrice dello studio, Pavla Ermáková, “Un crescente numero di prove suggerisce che l’invecchiamento del cervello può verificarsi nel corso di una vita con le sue radici nell’infanzia. Il nostro studio ha esaminato un grandissimo numero di persone provenienti da diversi background e posizioni geografiche e ha scoperto che gli svantaggi sociali ed economici nell’infanzia possono effettivamente avere un impatto negativo sulle capacità cognitive”.

Lo studio si è avvalso di una indagine che contiene dati di 20.244 persone provenienti da 16 paesi europei e con un’età media di 71 anni. Nel corso dell’indagine I partecipanti sono stati intervistati una prima volta e poi intervistati una seconda volta dopo una media di cinque anni e sono stati proposti dei test per misurare le abilità verbali e di memoria, come ad esempio essere in grado di nominare degli animali oppure di imparare nuove parole.

Le abilità di queste persone sono poi state confrontate con difficoltà socioeconomiche che hanno avuto durante la loro infanzia (a tal proposito le informazioni venivano ricavate attraverso domande poste agli stessi intervistati utilizzando un metodo denominato “calendario della storia della vita”, che prevede una particolare tecnica per ottenere migliori informazioni attraverso risposte verbali affidate al ricordo).
I ricercatori scoprivano che il 4% dell’intero gruppo aveva avuto difficoltà socioeconomiche durante l’infanzia E che proprio coloro che avevano avuto questa difficoltà sviluppavano punteggi più bassi di test cognitivi.

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