Dinosauri raggiunsero Nordamerica grazie ad “aiutino” atmosferico

I grandi dinosauri erbivori attraversarono il Nordamerica e, viaggiando verso nord, tra 225 e 205 milioni di anni fa, arrivarono in Groenlandia. Secondo un nuovo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, c’è stato un fenomeno climatico che, in un certo qual modo, deve averli aiutati durante questo lungo e tortuoso tragitto.

Sauropodomorfi arrivati in Groenlandia 214 milioni di anni fa

Secondo i il ricercatore Dennis Kent, del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, che è stato aiutato da Lars Clemmensen dell’Università di Copenhagen, i sauropodomorfi sarebbero arrivati in Groenlandia circa 214 milioni di anni fa.
Si rammenta che in questo periodo i contingenti erano quasi tutti uniti e formavano un supercontinente denominato Pangea. I ricercatori hanno reso più precisa questa stima analizzando antichi modelli di magnetismo negli strati rocciosi in alcuni siti fossili del Sudamerica, del Nordamerica, dell’Europa e della Groenlandia.

Perché c’è voluto tutto questo tempo?

Considerando che i dinosauri sauropodomorfi sono arrivati nell’area dell’odierna Sudamerica 230 milioni di anni fa, devono essere passati, dunque, diversi milioni di anni prima che arrivassero in Groenlandia: perché ci è voluto tanto tempo? Non c’erano così ostacoli in mezzo, non c’erano montagne e tutti i continenti erano uniti, dunque si poteva passare praticamente da un polo all’altro senza grossi problemi, con il tempo disponibile. Eppure, come spiega Kent, ci sono voluti più di 15 milioni di anni.

Enorme diminuzione di anidride carbonica atmosferica

Durante questo periodo, fanno notare ricercatori, c’è stato un enorme diminuzione di anidride carbonica atmosferica, per la precisione tra 215 e 212 milioni di anni fa, un periodo durante il quale la CO₂ nell’atmosfera divenne quasi la metà.
Secondo i ricercatori non si tratterebbe di una coincidenza: livelli più bassi di CO₂ atmosferica avrebbero rimosso quelle barriere climatiche che avevano tenuto intrappolati i sauropodomorfi nell’America del Sud per milioni di anni. Con troppa CO₂ nell’atmosfera, infatti, secondo i ricercatori le aree intorno all’equatore erano molto calde e umide differentemente dalle aree alle più basse latitudini. Questa differenza, prima dell’abbassamento del livello della CO₂ nell’atmosfera, era enorme, così estrema che deve aver rappresentato una sorta di “barriera” per l’attraversamento di questi dinosauri erbivori verso nord.

Zona dei tropici era caratterizzata da estese piogge

Probabilmente la zona dei tropici era caratterizzata da estese piogge di tipo monsonico, non proprio ideali per l’attraversamento di grossi dinosauri erbivori, mentre le aree più a sud erano molto aride. Quando i livelli di CO₂ nell’aria si abbassarono, comunque, queste differenze climatiche divennero meno estreme e permisero un attraversamento più agevole verso nord.
A supporto di questa tesi, secondo i ricercatori, c’è anche il fatto che fossili di sauropodomorfi appartenenti a questo periodo non sono mai stati trovati nelle aree tropicali e più aride anche se qualche impronta è stata trovata, cosa che suggerisce che, in queste aree, praticamente sono stati solo di passaggio.

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