Disastro della Deepwater Horizon, habitat lentamente si riprende grazie a piante palustri

Il ricercatore Sean Graham studia le piante palustri in una palude salata della Louisiana (credito: D. Johnson / VIMS)

Il disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, avvenuto nel 2010, si rivelò come una delle più grandi fuoriuscite di petrolio marine della storia. Un nuovo studio apparso su Estuaries and Coasts, rivela che, nove anni di distanza, tracce diquesta fuoriuscita stanno ancora colpendo pesantemente le saline della costa del Golfo e in generale l’ecosistema marino della regione.

Al contempo lo stesso studio rimarca il ruolo chiave che le erbe palustri stanno svolgendo nella ripresa complessiva dell’intero ecosistema, ripresa lenta ma comunque sussistente.
La ricerca è stata prodotta da un gruppo indipendente di scienziati internazionali.
In particolare lo studio si sofferma su due specie di piante che dominano le aree salmastre della costa del Golfo, Spartina alterniflora e Juncus roemerianus.

Il recupero della comunità di microrganismi invertebrati dell’area è iniziato sul serio solo dopo che la Spartina ha ricominciato a diffondersi, come spiega David Johnson, del William & Mary’s Virginia Institute of Marine Science, uno degli autori dello studio: “Le piante sono la base delle saline. Le erbe di palude facilitano la colonizzazione creando una tana per gli invertebrati; tiene in piedi la rete alimentare,fornisce l’habitat agli animali, lega il terreno e rallenta il flusso d’acqua. Senza piante non c’è palude, e non c’è recupero delle paludi in seguito a una fuoriuscita senza piante che aprono la strada.”

Lo studio è importante perché indica che per contrastare eventuali nuove fuoriuscite di petrolio in futuro una delle strategie da prendere in considerazione sarà di sicuro quella relativa alla semina di specie di piante come la Spartina, piante che possono far riprendere l’ecosistema più velocemente, generando materia organica che si accumula nel sottosuolo e rilasciando ossigeno nonché aumentando il volume dei sedimenti.

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