Disfunzione sessuale post terapia antidepressiva, scienziato chiede maggiore riconoscimento della condizione

Con uno studio pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine un psichiatra specializzato in disfunzione sessuale, David Healy, esorta a riconoscere la disfunzione sessuale post-antidepressiva, ossia quei problemi di natura sessuale che possono sorgere dopo un trattamento per la depressione.

Secondo Healy, infatti, i problemi di natura sessuale possono cominciare anche dopo poche dosi di farmaci e a volte possono rimanere per tutta la vita. Altre volte può capitare che una lieve disfunzione pre-esistente può peggiorare in maniera drammatica se la persona interrompe il trattamento per la depressione.

La condizione, già conosciuta come disfunzione sessuale post-SSRI (PSSD), vede un intorpidimento genitale, la perdita dell’orgasmo e in generale della libido. Secondo lo stesso ricercatore sono entrambi i sessi a poter essere colpiti, in ogni fascia d’età e di ogni gruppo etnico.

Secondo Healy alcune delle persone che soffrono di questa condizione tendono a non porci troppa importanza in quanto pensano che, una volta finito o interrotto il trattamento per la depressione, le cose torneranno alla normalità ma in realtà, come lascia intendere lo stesso studioso, in molti casi le condizioni restano le stesse oppure peggiorano.

Proprio per questo il ricercatore dichiara che c’è un forte bisogno di riconoscere a livello medico ma anche di far conoscere alle persone questa tipologia di disfunzione sessuale legata al trattamento della depressione in modo che possano essere trattate in maniera più proficua.

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