DNA non è il nostro destino, genetica c’entra poco con molte malattie secondo studio

Il DNA rappresenta il nostro destino, almeno per quanto riguarda diverse malattie per le quali di solito si dà molta importanza al profilo genetico.
È di questo parere un team di ricercatori guidato da David Wishart, professore del Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università di Alberta, che ha pubblicato uno studio su PLOS ONE .

Come spiega chiaramente nella comunicato stampa apparso sul sito dell’Università canarese,
i polimorfismi a singolo nucleotide (SNP), le possibili variazioni all’interno del nostro DNA, non possono essere presi in considerazione per quanto riguarda la predizione delle malattie.
Il ricercatore ha esaminato i dati provenienti da vari studi condotti nel corso di due decenni riguardanti le relazioni tra le mutazioni genetiche più comuni e il loro collegamento con diverse patologie e malattie.

I risultati mostrano, a detta degli stessi ricercatori, che questi legami tra genetica e diverse malattie umane sono “nella migliore delle ipotesi traballanti”.
Naturalmente ci sono delle eccezioni, come rileva lo stesso comunicato, rappresentate da patologie che hanno notoriamente un background genetico, come ad esempio la malattia di Crohn, la celiachia o la degenerazione maculare, patologie per le quali il profilo genetico può contare per circa il 40-50%.

Ma si tratta di “rare eccezioni” in quanto, come spiega lo stesso Wishart, la maggior parte delle malattie deriva dal metabolismo, dall’ambiente, dall’esposizione a talune tipologie di nutrienti o sostanze chimiche nonché batteri e virus e in generale dallo stile di vita condotto.
Per la maggior parte delle malattie, dunque, risulta non molto utile studiare in primis il profilo genetico ma risulta molto più proficuo misurare o analizzare profili quali quelli dei metaboliti, delle sostanze chimiche, delle proteine e del microbioma all’interno del corpo.

Si tratta di analisi che, secondo i ricercatori, forniscono una misura più accurata del rischio di malattie anche per quanto riguarda la diagnosi.
“La linea di fondo è che se vuoi avere una misura accurata della tua salute, della tua propensione alle malattie o di cosa puoi fare al riguardo, è meglio misurare i tuoi metaboliti, i tuoi microbi o le tue proteine, non i tuoi geni”, dichiara abbastanza nettamente Wishart.

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