Droni più veloci delle ambulanze nel consegnare defibrillatori, studio lo conferma

Abstract grafico (credito: DOI: 10.1093/eurheartj/ehab498 | European Heart Journal | Oxford Academic)

I droni possono essere utilizzati anche per consegnare defibrillatori per le persone che devono soccorrere pazienti in arresto cardiaco e lo possono fare in maniera più efficiente e veloce delle stesse ambulanze. E la conclusione di uno studio pubblicato sull’European Heart Journal.[2]
Secondo quanto spiega Sofia Schierbeck, ricercatrice dell’ospedale universitario Karolinska, i droni sono stati protagonisti di consegne di defibrillatori automatici posizionati proprio fuori alle porte delle case residenziali e in generale hanno effettuato le consegne nel corso dei primi minuti di un arresto cardiaco.

In quei casi in cui droni si sono rivelati più veloci delle ambulanze, riferisce la ricercatrice, erano in media più veloci di circa due minuti. E la tecnologia sta ancora migliorando: ciò significa che queste prestazioni miglioreranno ancora in futuro, cosa che potrebbe portare in salvo decine o centinaia di pazienti.
L’arresto cardiaco, infatti, è una condizione molto pericolosa se non affrontata in tempo, nel giro di pochi minuti o in poche decine di secondi. Senza una rianimazione cardiopolmonare oppure una scossa elettrica da un defibrillatore automatico esterno (DAE), può diventare fatale, come riferisce lo stesso comunicato emesso dalla Società Europea di Cardiologia.[1]

Lo studio ha visto quello che è stato una sorta di esperimento effettuato in un’area della città di Göteborg, Svezia. Quando le persone chiamavano il numero di emergenza, il centro di smistamento degli allarmi oltre ad inviare le ambulanze inviava anche dei droni. In totale ne sono stati installati tre nell’area, in tre luoghi diversi. Ogni drone era caratterizzato da una autonomia di volo di cinque chilometri.
Quando i piloti in remoto dei droni ricevevano l’allarme, contattavano la torre di controllo del traffico aereo dell’aeroporto situato nella stessa zona per ricevere l’approvazione per il volo. Ricevuta quest’ultima, schieravano in volo il drone.

Quest’ultimo, arrivato sul posto, rimaneva a 30 m di altitudine facendo scendere, con una sorta di argano, un defibrillatore automatico esterno. Il drone arrivava prima dell’ambulanza nel 64% dei casi con un vantaggio di un minuto e 52 secondi in media.
In diversi casi, però, il drone non poteva essere utilizzato a causa di fattori ambientali tra cui pioggia, vento, troppi grattacieli in zona o zone interdette al volo.
Si tratta, in ogni caso, del “primo studio a distribuire droni con DAE nelle emergenze della vita reale. Abbiamo sviluppato un sistema che utilizza sistemi di droni DAE collocati in hangar sorvegliati a distanza, completamente integrati con il servizio medico di emergenza, il centro di spedizione e il controllo dell’aviazione. Il nostro studio dimostra che non solo è possibile, ma può essere più veloce di un’ambulanza. Questa è la prima prova di concetto e il punto di partenza per l’uso dei droni nella medicina d’urgenza in tutto il mondo”, spiega Schierbeck. Secondo la scienziata, inoltre, un metodo del genere potrebbe essere usato anche per la somministrazione di adrenalina ai soggetti con shock anafilattico, per la somministrazione di farmaci antiepilettici o per quella di glucosio per i diabetici in ipoglicemia.[1]

Note e approfondimenti

  1. Drones could deliver defibrillators to cardiac arrest victims faster than ambulances (IA)
  2. Automated external defibrillators delivered by drones to patients with suspected out-of-hospital cardiac arrest | European Heart Journal | Oxford Academic (IA) (DOI: 10.1093/eurheartj/ehab498)

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