Due migrazioni umane del neolitico provocarono inizio della scomparsa delle foreste europee

Diffusione delle popolazioni Yamnaya Nel corso di un periodo di 8000 anni (credito: Fernando Racimo)

Sono in particolare due le migrazioni umane del neolitico ad aver provocato una “rivoluzione” ambientale con le loro nuove pratiche agricole che ne seguirono secondo uno studio condotto da ricercatori delle università di Copenaghen e di Plymouth.
Queste due migrazioni umane sono avvenute in Europa durante l’olocene. Si tratta di una migrazione che ha visto popolazioni dell’Anatolia migrare a nord-ovest e soprattutto di un’altra che ha visto le popolazioni Yamnaya delle steppe migrare ad ovest durante l’età del bronzo.

I ricercatori hanno analizzato i cambiamenti nella vegetazione che hanno accompagnato queste due migrazioni confermando che esse hanno portato alla sostituzione di ampie fette di foreste europee con un paesaggio agricolo, una trasformazione che si può vedere ancora oggi e che è continuata nel corso del tempo, durante tutti gli ultimi 6000 anni, portando alla scomparsa di oltre la metà delle foreste europee, complice anche il sempre più pressante bisogno di legname.
Nello studio, pubblicato su PNAS, viene riferito che queste due importanti migrazioni si sono differenziate in maniera netta dalle altre sia per quanto riguarda la loro diffusione sia per le implicazioni ambientali che hanno prodotto.

In particolare i ricercatori hanno mostrato che ci fu un declino generale della foresta di latifoglie in Europa contemporaneamente ad un aumento dei territori dedicati ai pascoli. Ciò avvenne contemporaneamente al declino delle popolazioni cacciatrici e raccoglitrici.
Inoltre gli stessi ricercatori mostrano, nello studio, che questi cambiamenti dei suoli portarono anche a variazioni dei modelli climatici nel corso di questo periodo.

“Il movimento delle popolazioni delle steppe che si è verificato nell’età del bronzo ha avuto un impatto particolarmente forte sulla vegetazione europea. Mentre queste popolazioni si stavano spostando verso ovest, vediamo un aumento della quantità di pascoli e diminuzione delle ampie foreste in tutto il continente. Ora possiamo anche confrontare i movimenti dei geni con la diffusione di contenitori culturali. Nel caso della rivoluzione dell’agricoltura neolitica, ad esempio, i due in particolare si individuano bene, sia nello spazio che nel tempo”, dichiara Fernando Racimo, professore associato dell’Università di Copenaghen nonché autore principale della ricerca.

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