Durante età del bronzo si usavano scarti e rottami di metallo come moneta

Pezzi di rame dell'età del bronzo che secondo i ricercatori venivano usati come "moneta" (credito: Volker Minkus, copyright Thomas Terberger)

Una singolare di interessante scoperta è stata fatta dai ricercatori dell’Università di Gottinga e di Roma riguardo agli scambi commerciali che avvenivano in Europa durante la tarda età del bronzo, approssimativamente dal 1350 all’800 avanti Cristo. I ricercatori hanno scoperto che diversi gruppi usavano scarti e rottami di metallo come vera e propria valuta.
Si trattava di scarti di spade, asce, gioielli e quant’altro che venivano reperiti quando questi oggetti, evidentemente, non erano più funzionanti, si spezzavano o venivano fortemente danneggiati.

Si tratta di un vero “mercato globale” sviluppatosi in un’ampia zona, quella dell’Eurasia occidentale, grazie all’utilizzo quotidiano di rottami metallici, un mercato apparso almeno 1000 anni prima di quello delle antiche civiltà classiche.
Nel corso dello studio, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Archaeological Science,[2] i ricercatori hanno eseguito le analisi di più di 2500 oggetti e frammenti metallici ritrovati in vari siti del Europa centrale dell’Italia.
Tramite una particolare tecnica sono riusciti a capire se questi oggetti erano parti multiple di un’unità di peso. Scoprivano che molti di questi pezzi erano intenzionalmente frammentati affinché si potesse soddisfare un certo quantitativo di peso predeterminato. Gli stessi ricercatori, dunque, giungevano alla conclusione che questi scarti venivano usati praticamente come denaro.

Questo studio sfida la nozione secondo la quale l’immissione nella società umana del denaro sia stata una imposizione avvenuta dall’alto, ad esempio da parte di regnanti o responsabili, e appoggia la tesi secondo cui l’invenzione del denaro sia stata agevolata dal basso verso l’alto, per puro bisogno di fare scambi e di superare il concetto di simplice baratto. In effetti queste “monete” sono sorte in un età, quale quella del bronzo nell’Eurasia occidentale, in cui non c’era un contesto socio-politico fatto di istituzioni pubbliche o di parti della società che avevano interesse a far rispettare una tipologia di politica monetaria, come invece avvenne più tardi, ad esempio in Mesopotamia. Questo significa, inoltre, che questo “denaro” fatto di scarti metallici già in questo periodo era diffuso ed utilizzato in maniera quotidiana pressoché in tutti gli strati sociali.

Il vero punto di svolta, come spiega Nicola Ialongo, uno dei ricercatori impegnati nello studio, sembra essere stata da dunque l’invenzione della tecnologia di pesatura, avvenuta nel Vicino Oriente intorno al 3000 a.C.. Grazie a questa tecnologia le società umane hanno potuto quantificare il valore economico, in maniera relativamente precisa, di oggetti e servizi.[1]

Note e approfondimenti

  1. Information for the Media – Georg-August-Universität Göttingen (IA)
  2. A small change revolution. Weight systems and the emergence of the first Pan-European money – ScienceDirect (IA) (DOI: 10.1016/j.jas.2021.105379)

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Data articolo