È l’informazione il quinto stato della materia? Nuovo esperimento potrebbe dimostrarlo

Credito: Riki32, Pixabay, ID: 7063312

Il cosiddetto “quinto stato” della materia nell’universo potrebbe essere confermato da un nuovo esperimento come riferisce un comunicato emesso dall’Università di Portsmouth. Il fisico Melvin Vopson ha infatti in programma un nuovo esperimento che potrebbe dimostrare che l’informazione è la quinta forma della materia dopo quella solida, quella liquida, il gas e il plasma. Lo stesso Vopson parla di un possibile “momento eureka”. Qualora l’assunto fosse dimostrato, infatti, spiega il ricercatore, la fisica così come la conosciamo oggi cambierebbe e la nostra comprensione dell’universo si espanderebbe di non poco.

Informazione: stato della materia?

La dimostrazione dovrebbe però non contraddire le leggi della fisica già accettate. Ma lo stesso Vopson fa comprendere che si può ben sperare in quanto se l’informazione risultasse davvero uno stato della materia ciò non contraddirebbe la meccanica quantistica, la termodinamica, l’elettrodinamica o anche la meccanica classica. Si affiancherebbe a queste leggi e si integrerebbe con loro come qualcosa di nuovo e “incredibilmente eccitante”.

Forse l’informazione è l’elusiva materia oscura

Inoltre la stessa informazione, spiega il ricercatore, potrebbe rappresentare quella elusiva materia oscura che rappresenta quasi un terzo di quello che esiste nell’universo.
Secondo il ricercatore basterà dimostrare che l’informazione sia fisica e che abbia una massa, ad esempio dimostrando che le particelle alimentari abbiano una sorta di “DNA”, dunque informazioni, incorporate in loro stesse.
Il ricercatore spiega che il suo ultimo studio, pubblicato su AIP Advances,[1] “riguarda la messa alla prova di queste teorie in modo che possano essere prese sul serio dalla comunità scientifica”.

Nuovo esperimento

Il ricercatore sta organizzando un nuovo esperimento durante il quale farà collidere particelle contro antiparticelle per rilevare, nonché misurare, le informazioni delle stesse particelle elementari. Secondo lo scienziato, l’informazione in un elettrone, per esempio, dovrebbe essere di circa 22 milioni di volte più piccola della sua massa.
Tuttavia c’è una speranza: si può misurare la quantità di questa informazione, e dunque capire che esiste, cancellandola. Quando una particella si scontra con un’antiparticella (una particella di antimateria), le due particelle tendono ad annichilirsi a vicenda. Dunque, dato che l’informazione non può sparire, essa deve andare da qualche parte quando le due particelle vengono annientate. E visto che l’annichilazione converte tutta la massa delle due particelle in energia, di solito fotoni gamma, forse le informazioni vengono convertite in fotoni infrarossi a bassa energia.

Note e approfondimenti

  1. Experimental protocol for testing the mass–energy–information equivalence principle: AIP Advances: Vol 12, No 3 (DOI: 10.1063/5.0087175)

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