È vero, fare smorfie riduce stress e dolore, come quello di una siringa

I partecipanti agli esperimenti dovevano tenere una bacchetta fra i denti per attuare meglio le smorfie che dovevano mettere in atto durante l'iniezione. Dall'alto, da sinistra: smorfia neutra, sorriso non Duchenne, sorriso Duchenne e smorfia normale di dolore (credito: Katherine V. Hammond/Università dell'Oregon)

Fare le smorfie può ridurre la sensazione di disagio, di stress e finanche di dolore e non è una reazione fisica fine a se stessa. Lo certifica un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Emotion, che contiene i risultati di un interessante esperimento che ha coinvolto 231 persone.

Fare smorfie sollevando angoli della bocca riduce stress

I ricercatori sono partiti dal presupposto che le persone tendono, quando devono subire un’iniezione, a sorridere o comunque a fare smorfie sollevandogli angoli della bocca e stringendo gli occhi, creando le classiche zampe di gallina intorno. Smorfie del genere, secondo i ricercatori, possono effetti attenuare, in maniera anche significativa, la risposta fisiologica che procura stress e che è causata dall’ago stesso.
Tali smorfie, inoltre, aiutano ad abbassare la frequenza cardiaca ottenendo più o meno lo stesso risultato, ossia contrastare il livello di stress è causato dal dolore.

Espressioni simili per tutti gli esseri umani

Si tratta di espressioni facciali notevolmente simili tra tutti gli esseri umani, appartenenti anche a culture o a contesti molto diversi. Queste espressioni, come spiega Sarah Pressman, una professoressa di scienze psicologiche dell’Università della California a Irvine, unadelle autrici principali dello studio, vedono l’attivazione di muscoli oculari e di quelli legate al sollevamento delle guance, cosa che mette allo scoperto i denti: “Abbiamo scoperto che questi movimenti, al contrario di un’espressione neutra, sono utili nel ridurre il disagio e lo stress”.

Esperimenti su 231 persone

Gli esperimenti sono stati svolti su 231 persone che dovevano auto riferire i propri livelli di dolore, di emozione e di angoscia in risposta all’iniezione tramite un ago, di quelli, per esempio, che si utilizzano per le iniezioni dei vaccini antinfluenzali.
Gli stessi partecipanti tenevano poi una bacchetta fra i denti in modo da facilitare la conformazione dell’espressione o della smorfia.
I ricercatori dividevano i partecipanti in vari gruppi a seconda della tipologia di smorfia che dovevano mettere in atto con la faccia: alcuni dovevano attuare un sorriso del tipo Duchenne, altri uno sorriso non del tipo Duchenne (si tratta di una tipologia di sorriso che coinvolge anche gli occhi e che vede una particolare flessione dei muscoli ai lati della bocca). Altre ancora dovevano attuare una smorfia oppure un’espressione neutra.

Smorfia con sorriso associata a frequenze cardiache più basse

Alla fine scoprivano che i partecipanti del gruppo del sorriso di Duchenne riferiva che l’iniezione procurava un livello di dolore di circa la metà di quelli che dovevano tenere un’espressione facciale neutra. Il sorriso veniva associato a frequenze cardiache cardiaca è nettamente più basse, cosa che faceva una differenza significativa nel livello di stress procurato dall’ago infilzato nella carne.
“Date le numerose situazioni che provocano ansia e dolore riscontrate nella pratica medica, speriamo che la comprensione di come e quando sorridere e fare smorfie possa aiutare a promuovere strategie efficaci di riduzione del dolore che si traducono in migliori esperienze dei pazienti”, spiega ancora la Pressman.

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