Ecco come batterio del colera usa appendice uncinata per vari scopi

Rete di pili acchiappa-DNA sulla superficie di una particella di chitina colonizzata dal Vibrio Cholerae (credito: David W. Adams, Blokesch lab - EPFL)

Vibrio cholerae è il batterio che procura il colera: infetta l’intestino tenue e causa diarrea e disidratazione. Questo batterio vive spesso sulle conchiglie dei crostacei, esoscheletri composti da un polimero zuccherino, denominato chitina, di cui il batterio si nutre.

Per tenersi aggrappato alle conchiglie, ma anche per eseguire altri compiti, questi batteri utilizzano un’appendice come se fosse una sorta di rampino grazie al quale il Vibrio cholerae, e diverse altre specie di batteri, rilevano le superfici e si attaccano su di esse per nutrirsi.

Proprio riguardo a questa particolare caratteristica di questi batteri uno gruppo di ricercatori ha effettuato una ricerca pubblicata poi su Nature Microbiology, uno studio grazie al quale sono state ottenute nuove importanti informazioni su come i batteri colonizzano le superfici e in che modo distinguono gli individui che li circondano, considerate questioni biologiche fondamentali.

Con questi “rampini”, denominati pili di tipo IV, possono anche prelevare il DNA dai batteri vicini e svolgono altri compiti fondamentali per la loro sopravvivenza tra cui il riconoscimento di altri membri della propria specie . “L’idea è che i batteri possono lanciare queste lunghe corde, agganciarsi a qualcosa e riavvolgerla a se”, riferisce David Adams, uno dei ricercatori.
Come funzionano esattamente e cos’altro sono in grado di fare, oltre a potersi attaccare al DNA, è ancora in parte sconosciuto.

Ora però i ricercatori sono riusciti ad osservare direttamente i pili nei batteri vivi del colera tramite una tecnica denominata etichettatura della cisteina.
Si tratta, secondo una delle ricercatrici impegnate nello studio, Melanie Blokesch, di un “traguardo importante: anche se avevamo stabilito qualche tempo fa che queste strutture erano lì, vederle muoversi in tempo reale era qualcosa di molto speciale” .

Hanno scoperto che diversi ceppi del V. cholerae producono varianti leggermente diverse dei pili e che essi formano naturalmente una fitta rete di pili auto-interagenti che si legano strettamente alla superficie della chitina e sono necessari affinché il batterio rimanga attaccato durante il flusso dell’acqua.
L’articolo di presentazione dello studio è disponibile sul sito dell’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (primo link qui sotto) mentre l’abstract dello studio è presente su Nature (secondo link).

Fonti e approfondimenti

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