Ecco come fanno le api a resistere al caldo d’estate nei loro alveari

I ricercatori hanno misurato la temperatura all'interno degli alveari (credito: Jacob Peters/Harvard SEAS)

Come fanno le api a resistere al caldo durante le torride giornate estive, in particolare all’interno degli alveari? È la domanda cui hanno tentato di dare una risposta alcuni ricercatori della Harvard John A. Paulson School of Engineering e Applied Sciences (SEAS) e del Dipartimento di Biologia Organismica ed Evolutiva (OEB) .

I ricercatori stessi sono fatti questa domanda osservando soprattutto quelle api che vivono in ambienti cittadini, ossia in ambienti che, quando congestionati e stretti, riescono a produrre molto calore in quelli che possono essere considerati come veri e propri ambienti sostanzialmente chiusi, ossia agli alveari.
Gli scienziati hanno scoperto che quando fa particolarmente caldo un particolare gruppo di api continua a percorrere la strada verso l’entrata utilizzando le ali come ventole.

In questo modo attirano l’aria calda trasportandola verso l’esterno e, allo stesso tempo, consentono all’aria un po’ più fredda di entrare. Un vero e proprio sistema di ventilazione studiato dai ricercatori tramite modelli computazionali e tramite misure dirette della temperatura all’interno dell’alveare e della posizione nonché della densità delle api che effettuavano quel particolare movimento.

Secondo i ricercatori queste api riescono a creare un vero modello di flusso su larga scala per ventilare gli alveari ma ciò che li ha sorpresi di più è probabilmente l’organizzazione collettiva grazie alla quale possono godere di una soluzione di raffreddamento davvero efficiente.
“Il nostro studio dimostra come sfruttare le dinamiche dell’ambiente fisico consente l’organizzazione su larga scala di un processo fisiologico”, dichiara Orit Peleg, ricercatore dell’Università del Colorado e uno degli autori della ricerca.

Le api usano le ali muovendosi all’interno del nido per creare un vero e proprio sistema di ventilazione (credito: Jacob Peters/Harvard SEAS)

Fonti e approfondimenti

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