Ecco come le mosche “atterrano” sui soffitti restando attaccate con le zampe

Le mosche, e diversi altri insetti volanti, hanno la capacità straordinaria non solo direstare attaccate a superfici capovolte ma letteralmente di “atterrare ” su di esse e restare attaccate nonostante l’impatto dell’atterraggio stesso e la stessa forza di gravità.
Sembrano eseguire questo movimento di vera e propria acrobazia aerea senza sforzo tanto che questa stessa caratteristica ha eluso le analisi e gli studi degli scienziati per molti decenni. L’interesse verso questa particolare caratteristica, infatti, sta nel fatto che queste modalità potrebbero forse essere imitate per nuove tecnologie.

È proprio quello che sta cercando di fare un ingegnere meccanico dell’Università statale della Pennsylvania, Bo Cheng, che da diversi anni sta tentando di capire proprio questo tipo di “atterraggio” sulle superfici capovolte delle mosche. Ha cominciato a rovistare tra gli studi scientifici degli ultimi cinquant’anni ma ha trovato poche cose essenzialmente per un motivo: questi “atterraggi” sono così veloci che non sono molto facili da osservare.

Lo scienziato, aiutato da alcuni colleghi, ha dunque usato telecamere ad alta velocità per analizzare vari esemplari di Calliphora vomitoria, conosciuto anche come moscone blu della carne. Il ricercatore scopriva che le mosche si rifanno soprattutto ai segnali visivi per effettuare questa difficile manovra.
Negli ultimi momenti prima del contatto con il soffitto, la mosca effettua una decisione nel giro di 50 millisecondi: capovolge il proprio corpo e si attacca con la superficie delle zampe sul muro capovolto.

Non sono comunque pochi gli atterraggi falliti, cosa che dimostra la difficoltà di questa manovra. Il tempo è essenziale dato che gli insetti devono effettuare la manovra di capovolgimento del corpo in una piccola frazione di secondo per riuscire in un atterraggio perfetto ed evitare uno scontro diretto con il soffitto.
Il movimento vede un’accelerazione iniziale verso l’alto seguita, poche decine di millisecondi prima del contatto con il soffitto, da una rotazione rapidissima del corpo e da un’estensione dellezampe. Segue un’oscillazione finale del corpo che fa sì che tutte le zampe restino poi in contatto con il soffitto. Questi movimenti sono fortemente correlati agli stimoli che lo stesso insetto riceve sulla retina.
Lo studio è stato pubblicato su Science Advances.

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