Ecco come una specie di pesce cambia sesso in 10 giorni

Fasi del cambiamento di sesso del Thalassoma bifasciatum (credito: J. Godwin, North Carolina State University (immagini del pesce); H. Liu, University of Otago (immagini istologiche))

Esistono pesci che cambiano sesso una volta che diventano adulti, qualcosa che ai più può apparire bizzarro ma che per diverse specie animali è la normalità.
Tuttavia come fanno i pesci a cambiare sesso non è mai stato chiaro; un nuovo studio, apparso su Science Advances, ha cercato di chiarire le modalità di questo processo, almeno per quanto riguarda una specie di pesce.

Uno gruppo internazionale di ricercatori, condotto da scienziati neozelandesi, si è concentrato sul Thalassoma bifasciatum, un pesce marino della famiglia dei labridi che è conosciuto anche come bluehead wrasse in lingua inglese.
Questo pesce esegue il cambio di sesso molto velocemente ed il cambio stesso è attivato da un segnale esterno, come ricorda Jenny Graves, professoressa dell’Università La Trobe, una delle autrici dello studio.

La scienziata assicura che i geni, anche dopo il cambiamento di sesso, non cambiano quindi devono essere attivati disattivati tramite un segnale.
Il cambiamento avviene con modalità particolari: questi pesci vivono in gruppi composti da femmine dominate da un singolo esemplare maschio. Se quest’ultimo muore o viene rimosso dal suo “harem”, la femmina più grande in soli 10 giorni diventa maschio e si pone a capo del gruppo. Il suo comportamento cambia in pochi minuti mentre suo colore cambia poche ore. Le ovaie diventano testicoli e nel giro di 10 giorni è già capace di produrre sperma.

I ricercatori hanno scoperto che esistono specifici geni che vengono disattivati e attivati nel cervello e nelle gonadi di questo pesce e che a loro volta attivano il cambiamento di sesso. La scoperta è avvenuta tramite il sequenziamento dell’RNA e analisi epigenetiche.
Nel corso del cambiamento di sesso, avviene un “completo ricablaggio genetico della gonade”, come specifica Erica Todd dell’Università di Otago, autrice dello studio che aggiunge: “I geni necessari per mantenere l’ovaio vengono prima disattivati, e quindi un nuovo percorso genetico è costantemente attivato per promuovere la formazione dei testicoli”.

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