Ecco perché cranio dei tirannosauri non si danneggiava quando frantumavano ossa di prede

Rappresentazione artistica del cranio di un Tyrannosaurus Rex mentre questi addenta una preda con l'imaging 3D che mostra l'attivazione dei muscoli della testa (credito: Brian Engh)

Un team di scienziati dell’Università del Missouri-Columbia ha studiato la conformazione del cranio del Tyrannosaurus Rex e le modalità con le quali addentava le prede per tentare di risolvere quello che viene considerato come uno dei misteri della paleontologia.

I paleontologi, infatti, si sono sempre chiesti come faceva il Tyrannosaurus a frantumare le ossa delle sue prede e dunque a mordere in maniera così forte senza procurarsi danni alle ossa del cranio.
Come specifica Kaleb Sellers, ricercatore perso la scuola di medicina dell’Università del Missuori, questo dinosauro aveva un rischio enorme, lungo più di 1,8 metri, con il quale riusciva a mordere con una forza di più di sei tonnellate.

Secondo lo stesso ricercatore, tutte le ricerche precedenti riguardo a questa questione non hanno tenuto di tutte le connessioni all’interno del cranio tra cui quelle dei legamenti e della cartilagine.
Con una nuova tecnica di imaging, i membri del team hanno analizzato l’anatomia e la conformazione strutturale del cranio del Tyrannosaurus Rex e hanno osservato come la bocca reagiva alle sollecitazioni della masticazione.

Hanno inoltre utilizzato i modelli di quelli che possono essere considerati come due parenti del Tyrannosaurus, un geco e un pappagallo.
I ricercatori sono giunti alla conclusione che i crani di Tyrannosaurus Rex dovevano essere più rigidi quanto mai pensato in precedenza, similmente a quelli delle iene e dei coccodrilli e non flessibili come quelli delle lucertole e degli uccelli, due animali che comunque sono parenti diretti degli stessi dinosauri.

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