Ecco perché è così difficile svegliarsi durante le fredde mattine invernali

Abstract grafico dello studio (credito: A Circuit Encoding Absolute Cold Temperature in Drosophila – ScienceDirect ” rel=”nofollow”>DOI: 10.1016/j.cub.2020.04.038 , Current Biology, 2020)

Perché risulta così difficile svegliarsi nelle fredde mattine invernali rispetto ad altri periodi dell’anno? Proprio per rispondere a questa domanda un gruppo di neurobiologi della Northwestern University ha deciso di portare avanti uno studio sulla mosca della frutta.
Alla fine i ricercatori hanno scoperto una sorta di circuito “termometro” che trasmette le informazioni relative alla temperatura esterna al cervello superiore. A seconda della temperatura, o dell’oscurità, questo circuito può attivare o disattivare dei neuroni nel cervello che a loro volta promuovono l’attività e la veglia.

Si tratta di recettori che risiedono nell’antenna della mosca e che rispondono alla temperatura solo al di sotto di un livello “comfort” che è di circa 25 °C.
Questi recettori inviano le informazioni relative alla temperatura a un piccolo gruppo di neuroni cerebrali i quali controllano i ritmi dell’attività e del sonno. Se la temperatura esterna è troppo fredda, le cellule bersaglio, quelle che di solito vengono attivate dalla luce del mattino, vengono spente.

I ricercatori credono che anche negli esseri umani avvenga più o meno la stessa cosa: un circuito del genere spiegherebbe perché è così difficile svegliarsi durante una mattina d’inverno.
D’altronde la mosca della frutta (Drosophila) è un modello animale classico usato per comprendere la biologia circadiana umana e molti collegamenti sono stati trovati anche da precedenti studi tra la biologia di questo insetto e quella umana.

“Il rilevamento della temperatura è una delle modalità sensoriali più fondamentali”, spiega Marco Gallio, professore di neurobiologia del Weinberg College of Arts and Sciences, uno degli autori dello studio. “I principi che stiamo trovando nel cervello della mosca – la logica e l’organizzazione – possono essere uguali per tutti gli esseri umani. Sia che si tratti di volare o di esseri umani, i sistemi sensoriali devono risolvere gli stessi problemi, quindi spesso lo fanno nello stesso modo”.
Lo studio è disponibile su Current Biology.

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