Ecco perché è pericoloso introdurre insetti non nativi su un’isola

Cycas micronesica intatta (a sinistra) e una danneggiata dall'Aulacaspis yasumatsui (a destra) (credito: Università di Guam)

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Diversity mostra quanto immettere un animale, anche piccolo e apparentemente innocuo come un insetto, non autoctono in un’area isolata, ad esempio un’isola, possa scatenare una serie di problematiche a volte devastanti.
È il caso preso ad esempio dallo studio: quando sono stati importati nell’isola di Guam alcuni insetti erbivori non nativi, questi ultimi si sono moltiplicati a dismisura, hanno invaso l’isola ed hanno molto portato alla sparizione dall’isola di molte specie di piante, come la Cycas micronesica, una pianta della famiglia delle cycadaceae che si può trovare soprattutto nell’area della Micronesia.

Come spiega Adrian Ares, direttore del Western Pacific Tropical Research Center ed uno degli autori dello studio, la Cycas micronesica era la pianta più abbondante dell’isola fino a soli 20 anni fa, ossia fino a quando c’è stato un assalto di insetti erbivori non nativi.
Questo insetto è l’Aulacaspis yasumatsui, un insetto che di solito si nutre di specie di cycadaceae e che è considerato un grave parassita che può arrivare ad uccidere anche la pianta che ha preso di mira.

Questo insetto ha cominciato a diffondersi nell’isola nei primi anni 2000 e da allora ha letteralmente alterato le foreste del luogo.
A seguire fu un altro insetto ad invadere l’isola, la farfalla Chilades pandava, un insetto che usa le piante cycadaceae per riprodursi. Le larve di questa farfalla, infatti, crescono su queste piante e sono solite consumare quantità enormi delle foglie. Una volta arrivate nell’isola, contribuirono alla scomparsa della Cycas micronesica alterando l’ambiente locale.

Si tratta solo di due esempi: i ricercatori hanno calcolato che, su un set di dati che copre 15 anni, solo il 4% della popolazione di piante che esisteva nel 2005 nell’isola di Guam esiste su questa stessa isola ancora oggi.
I danni sono così gravi perché queste piante hanno praticamente trascorso millenni evolvendosi senza essere entrare mai in contatto con erbivori “estranei” come quelli citati sopra. Proprio per questo non possiedono strategie difensive. Inoltre c’è da considerare che di solito questi insetti invasivi arrivano in un ambiente in cui non esistono predatori naturali che possono decimarli e quindi sono liberi di diffondersi.

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