Ecco perché non possiamo solleticarci da soli

Solletico con le dita (credito: Don LaVange - Flickr, CC BY-SA 2.0)

Sicuramente avrete notato che è sostanzialmente impossibile farsi il solletico da soli. Bastano però un paio di dita che appartengono ad un’altra persona per scatenare in noi crisi di risate o comunque sensazioni spesso difficili da contrastare, e la cosa può valere, anche se la reazione non è una vera e propria risata, anche per animali quali cani e gatti.
I motivi per i quali farsi il solletico da soli è impossibile stato a lungo mistero ma uno studio ha cercato di chiarire la questione.

Rispondiamo diversamente al tatto e all’udito

Secondo i ricercatori il fatto è collegato ad un altro fenomeno diffuso secondo il quale gli umani, così come altri animali, rispondono in maniera diversa al tatto o all’udito a seconda che la sensazione parta da noi stessi oppure da qualcun altro.
Ad esempio se batti le mani e poi chiedi a qualcun altro di battere le mani dopo di te, percepirai il suono dell’altra persona come molto più intenso.
Nel 2003, per esempio, uno studio ha accertato che i grilli possono percepire i loro versi ad un livello molto più basso rispetto ai versi emessi dagli altri grilli.

Tocco di altri è molto più intenso

Si tratta di una capacità che si è sviluppata a livello evolutivo, come spiega Konstantina Kilteni del Karolinska Institute di Stoccolma, Svezia. Sapere se una sensazione tattile proviene da noi stessi oppure da qualche oggetto estraneo è molto importante ed è collegata proprio alla questione di cui sopra relativa al solletico.
È per questo che il nostro tocco sostanzialmente non ci provoca quasi sensazioni mentre il tocco di altri soggetti, anche se leggerissimo, come quello provocato dal passaggio di un insetto sulla pelle, ci mette subito in allerta ed è avvertito come molto più intenso.

Gli esperimenti confermano ruolo del cervelletto

La Kilteni ha eseguito un esperimento su 30 volontari: quest’ultimi dovevano toccarsi le dita le quali poi dovevano essere toccate separatamente da un robot. Contemporaneamente i ricercatori scansionavano il cervello tramite un apparecchio a risonanza magnetica. La ricercatrice notava che alcuni soggetti percepivano il tatto come meno intenso rispetto ad altri e questi soggetti erano quelli che avevano le connessioni più forti tra il cervelletto e la corteccia somatosensoriale.
Secondo gli scienziati, è proprio il cervelletto ad inviare segnali che riducono la percezione, ad esempio del solletico, nella corteccia somatosensoriale quando a provocare la sensazione sono le nostre dita.

La conferma arrivava anche da altre varianti dell’esperimento. In una i soggetti dovevano lasciare il dito sinistro appoggiato su una superficie la quale era sua volta poggiata su una leva. Rimovendo la superficie, il dito cadeva sulla leva e innescava una seconda leva che toccava il dito destro.
In una seconda variante, il dito destro veniva toccato dalla leva senza alcun input eseguito dal soggetto. I ricercatori scoprivano che se il cervello sapeva che stava per arrivare un tocco, i soggetti lo percepivano come meno intenso ed è quindi per questo che non possiamo solleticarci da soli: dato che il nostro cervello ha pianificato l’azione, non può esserci l’effetto sorpresa essenziale perché il livello di intensità della sensazione tattile sia alto.

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