Elettroencefalogrammi a tre mesi di età per prevedere autismo, possibile secondo scienziati

L’autismo nei bambini viene diagnosticato solo con la comparsa dei sintomi e di solito superata una certa età. Tuttavia qualche studio ha suggerito che ci sono delle anomalie nello sviluppo del cervello dei bambini autistici che potrebbero essere rilevate molto prima e potrebbero consentire l’identificazione molto più precoce dell’autismo con relativo miglioramento delle eventuali terapie.
È proprio su questo aspetto che è incentrato un nuovo studio apparso su Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging, una rivista pubblicata da Elsevier.
Secondo quanto spiega Cameron Carter, un editore della rivista, questo studio, realizzato da ricercatori dell’Università della California a Los Angeles, suggerisce che in un futuro neanche troppo lontano anche strumenti non molto complessi e non molto costosi, come l’elettroencefalogramma, potrebbero aiutare nell’identificazione di questo sviluppo atipico nel cervello dei bambini e potrebbero agevolare gli interventi precoci che quindi risulterebbero ancora più efficaci.

Gli scienziati che hanno realizzato lo studio hanno infatti utilizzato l’elettroencefalografia per analizzare e poi misurare l’attività elettrica del cervello, in particolare quella delle onde alfa provenienti da tutte le regioni del cervello. È una tecnica non invasiva perché gli elettrodi vengono appoggiati sul cranio.
Hanno avvertito leggeri cambiamenti nei modelli dell’attività cerebrale, come spiega Abigail Dickinson, prima autrice dello studio. Hanno svolto questi esperimenti su 65 bambini con un’età di soli tre mesi, tutti con rischio familiare di disturbi dello spettro autistico (a basso rischio oppure ad alto rischio). Gli stessi bambini sono stati poi valutati a 18 mesi di età da un medico qualificato con un metodo “classico” per rilevare gli eventuali disturbi dello spettro autistico.

I ricercatori si accorgevano che le previsioni del loro modello erano correlate ai sintomi effettivi nei bambini anche se il modello stesso non era stato in grado di predire i punteggi cognitivi verbali o non verbali.
Tra i collegamenti che hanno trovato c’era quello nei bambini che mostravano sintomi di disturbi dello spettro autistico (ASD) più elevati: in questi bambini i ricercatori avevano visto a tre mesi una diminuzione della collettività tra le regioni frontali e un aumento delle connessioni tra le aree temporo-parietali nell’emisfero destro, una regione collegata all’elaborazione delle informazioni sociale.
“Questi risultati migliorano la nostra comprensione delle differenze neurali che precedono l’autismo e mostrano quali regioni del cervello rivelano i primi segni di interruzione”, spiega la Dickinson lasciando intendere che il metodo dell’elettroencefalogramma può essere considerato come un “buon strumento di screening per identificare i bambini a maggior rischio di sviluppare ASD”.

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