Embolia polmonare, scienziati creano piccoli robot che rompono coaguli di sangue nelle vene

Aaron Becker sta guidando il team che ha costruito i minuscoli robot che "rompono" i coaguli di sangue nelle arterie polmonari per prevenire l'embolia (credito: Università di Houston)

Minuscoli robot che possono essere controllati magneticamente sono stati costruiti da un gruppo di ricerca dell’Università di Houston in collaborazione con il Methodist Research Institute. Questi piccoli robot, una volta innestati nel corpo, possono trattare l’embolia polmonare, una patologia che solo negli Stati Uniti provoca tra 200.000 e 300.000 morti e che che è considerata la terza malattia cardiovascolare più comune dopo l’infarto e l’ictus.

L’embolia polmonare si forma a seguito di coaguli di sangue che bloccano le arterie nei polmoni e ciò limita il flusso stesso del sangue cosa che a sua volta può portare ad una diminuzione dei livelli di ossigeno producendo effetti a catena sugli altri organi del corpo.
Attualmente esistono farmaci anti-coagulazione oppure procedure chirurgiche ma entrambi i metodi provocano effetti collaterali.

I nuovi robot magnetici con funzionamento wireless rappresentano un metodo non invasivo di rimozione dei coaguli. Questi piccoli robot, grandi 6 × 2,5 mm, possono essere guidati tramite un campo magnetico e viaggiare attraverso le arterie per rompere i coaguli di sangue.
Si tratta di minuscoli “nuotatori” rotanti che dispongono di un magnete e che possono essere guidati da una serie di elettromagneti che vengono poi collocati intorno al paziente. Questi magneti generano un campo controllato che provoca la rotazione del robot e il suo avanzamento. La sua individuazione nel corpo è ottenuta poi tramite l’imaging ad ultrasuoni.

“Mi è subito piaciuto il concetto di utilizzare campi magnetici per controllare robot in miniatura senza fili all’interno di un paziente”, spiega Julien Leclerc, ricercatore del Cullen College of Engineering della suddetta università americana e uno degli autori del progetto.
Ora i ricercatori intendono portare nella maniera quanto più rapida possibile questa invenzione nel contesto dell’utilizzo pratico in ambito clinico.

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