Emisfero australe martoriato da incendi provocati da umani da molti secoli

Uno dei metodi più usati dagli scienziati per capire gli effetti che il cambiamento climatico in corso potrebbe avere nel nostro prossimo futuro è quello di studiare cambiamenti climatici del passato. È questo il caso di un nuovo studio pubblicato su Science Advances grazie al quale, come spiega Pengfei Liu, un ex studente laureato della Harvard John A. Paulson School of Engineering and Applied Sciences (SEAS), il primo dello studio, è stato possibile comprendere un po’meglio l’evoluzione di quel cambiamento climatico che è occorso dal 1750 fino ad oggi.[1]

Spesso si tenta di capire gli effetti climatici delle epoche passate analizzando i gas serra e gli aerosol provenienti da vulcani, da incendi o altre forme di combustione che possano, agendo nell’atmosfera, bloccare la luce del sole.
In questo caso il team di ricerca ha esaminato le particelle di fumo intrappolate nel ghiaccio dell’Antartide ed emesse da vari incendi occorsi in varie zone dell’emisfero australe tra cui Australia, Africa e Sudamerica. Misurando questa fuliggine, uno dei componenti più importanti del fumo, da 14 carote di ghiaccio provenienti da varie zone dell’Antartide, i ricercatori hanno potuto stimare le concentrazioni atmosferiche di fumo provenienti dagli incendi durante le epoche passate in queste zone.[1]

I ricercatori hanno scoperto che anche prima dell’era preindustriale si verificavano molti incendi, almeno per quanto riguarda l’emisfero australe, come spiega Loretta Mickley, autrice senior dello studio. I ricercatori hanno eseguito anche delle simulazioni al computer ottenendo un’informazione importante: nel secolo che precedette la rivoluzione industriale devono esserci stati molti incendi nell’emisfero australe. Le concentrazioni di fuliggine che i ricercatori hanno trovato, infatti, durante quest’epoca si trovava nell’atmosfera in quantità ben maggiore rispetto a quanto stimato in precedenza.
Probabilmente si tratta di incendi causati dalle popolazioni indigene, in particolare prima del periodo precoloniale, come spiega Jed Kaplan, un professore associato all’Università di Hong Kong e un altro autore dello studio.[1]

Le altre carote di ghiaccio hanno poi dimostrato che il livello di fuliggine è rimasto più o meno costante fino a tutto il XX secolo. Ciò suggerisce che quando i comportamenti relativi all’utilizzo del suolo per l’agricoltura e l’allevamento, e dunque gli incendi causati dagli esseri umani, sono cambiati a tenere costanti questi livelli sono poi state le emissioni industriali.
Cosa significa questo per quanto riguarda il nostro presente e soprattutto il nostro futuro? Questi dati mostrano che probabilmente i modelli climatici che oggi utilizziamo, o almeno la maggior parte di essi, hanno sopravvalutato l’effetto dell’anidride carbonica e di altri gas serra per quanto riguarda l’attuale riscaldamento globale: “Gli scienziati del clima sanno che la generazione più recente di modelli climatici ha sovrastimato la sensibilità della temperatura superficiale ai gas serra, ma non sappiamo perché o di quanto”, spiega Liu. “Questa ricerca offre una possibile spiegazione”.[1]

Il mondo si sta chiaramente riscaldando: ora la domanda è capire quanto velocemente si riscalderà nel nostro prossimo futuro in base alle nostre emissioni di gas serra e studi come questi serviranno a perfezionare queste previsioni, come spiega Mickley.[1]

Note e approfondimenti

  1. A fiery past sheds new light on the future of global climate change (IA)
  2. Improved estimates of preindustrial biomass burning reduce the magnitude of aerosol climate forcing in the Southern Hemisphere | Science Advances (IA) (DOI: 10.1126/sciadv.abc1379)

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