Emissioni di anidride carbonica diminuite dell’8,8% rispetto al 2019

Calo delle emissioni di anidride carbonica nell'ambiente dal 1 gennaio a luglio 2020 (credito: DOI: https://doi.org/10.1038/s41467-020-18922-7 | Nature Communications )

Si parla ancora di un calo senza precedenti per quanto riguarda i livelli di immissione di CO2 nell’ambiente in questo 2020 caratterizzato dalla pandemia di COVID-19. Stavolta il nuovo studio Arriva alla Cina, dall’Università Tsinghua di Pechino per la precisione. L’autore principale, il ricercatore Zhu Liu, spiega che si tratta di uno studio unico in quanto i dati questa volta sarebbero stati “meticolosamente raccolti quasi in tempo reale”.

I risultati dello studio mostrano in ogni caso che durante la prima metà di questo anno c’è stato un calo senza precedenti delle emissioni di anidride carbonica, maggiore anche di quello seguito alla crisi finanziaria del 2008, alla crisi petrolifera del 1979 e finanche al calo che si ebbe durante la seconda guerra mondiale (parlando in percentuale non per quantità di emissione complessiva).
I ricercatori hanno scoperto che il calo di immissione di anidride carbonica nell’ambiente è diminuito dell’8,8% rispetto allo stesso periodo del 2019. In termini complessivi, la diminuzione è stata di 1551 milioni di tonnellate.

“Ad aprile, al culmine della prima ondata di infezioni da coronavirus, quando la maggior parte dei principali paesi ha chiuso la propria vita pubblica e parte della propria economia, le emissioni sono addirittura diminuite del 16,9%”, spiega Liu nel comunicato stampa che presenta lo studio a sua volta pubblicato su Nature Communications.
Il settore economico maggiormente colpito, e che dunque ha maggiormente contribuito alla diminuzione dell’emissione di anidride carbonica nell’ambiente, è quello dei trasporti terrestri, come spiega Daniel Kammen, professore della Goldman School of Public Policy dell’Università della California a Berkeley ed altro autore dello studio.

Le emissioni di CO2 provocate dai trasporti sono infatti diminuite del 40% in tutto il mondo, chiara conseguenza delle restrizioni che si sono avute in molti paesi riguardo alle libere uscite ma anche delle agevolazioni riguardanti la possibilità di lavorare da casa piuttosto che sul posto di lavoro.
Il settore dell’energia e quello dell’industria hanno contribuito con un -22% e un -17%. A contribuire è stato anche il settore residenziale con un calo delle emissioni del 3%.
Insieme alla pandemia ha contribuito anche un caldo abbastanza insolito per quanto riguarda l’emisfero settentrionale che ha portato ad un consumo minore di energia elettrica per il riscaldamento.

Per arrivare a questi risultati i ricercatori hanno usato varie tipologie di dati, dalla quantità agli orari di produzione elettrica in 31 paesi fino al traffico giornaliero di veicoli in più di 400 città di tutto il mondo. Hanno poi usato dati relativi al consumo di carburante in varii paesi del mondo, dati relativi all’industria in 62 paesi e dati relativi alle emissioni procurate dagli edifici in più di 200 paesi.
Tuttavia non c’è nulla da festeggiare: “Anche se il calo di CO2 è senza precedenti, la diminuzione delle attività umane non può essere la risposta”, spiega Hans Joachim Schellnhuber, direttore dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico. Questo significa che si è trattato solo di un caso fortuito che probabilmente non si ripeterà, almeno sul breve e sul medio termine, e che quindi c’è bisogno di altre tipologie di soluzioni per limitare le emissioni di CO2 nell’ambiente a livello globale.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo

Resta aggiornato su Facebook