Emorragie interne bloccate da nanoparticelle magnetiche teleguidate

Un sistema che simula le condizioni di un vaso sanguigno danneggiato (credito immagine: E. M. Shabanova, Andrey S. Drozdov et al. )

Le emorragie interne potrebbero essere fermate da un sistema basato su nanoparticelle magnetiche. È questo il succo della nuova ricerca, pubblicata su Scientific Reports, realizzata da un gruppo di scienziati dell’Università ITMO di San Pietroburgo. Secondo i ricercatori, il sanguinamento interno del corpo potrebbe essere fermato tramite nanoparticelle guidate magneticamente e contenenti trombina, un’importante enzima attivo proprio nella coagulazione del sangue nei vertebrati.

Le nanoparticelle potrebbero essere inserite in un farmaco il quale, iniettato per via endovenosa, arriverebbe direttamente sul sito della lesione vascolare. Secondo gli stessi ricercatori, che comunque non hanno ancora testato il sistema sul corpo umano, questa tecnica permette di ridurre la perdita del sangue di circa 15 volte.
Le nanoparticelle naturalmente non sono tossiche e il sistema stesso potrebbe rivelarsi l’approccio definitivo per le emorragie interne, da sempre una delle più gravi emergenze mediche, una di quelle che devono essere trattate subito affinché il corpo non subisca danni gravi.

I farmaci che contrastano le emorragie interne sono diversi ma nessuno di essi offre un trattamento definitivo che possa evitare o perlomeno posticipare un intervento chirurgico.
Altri sistemi simili a base di farmaci iniettabili non si rivelano molto efficaci in quanto fanno partire la coagulazione del sangue in zone troppo ampie del sistema vascolare e non solo nel punto in cui vi è la fuoriuscita. Questo nuovo metodo vede l’utilizzo di nanoparticelle guidate dall’esterno tramite magneti. Le nanoparticelle sono costituite da due elementi base: la trombina e la magnetite. La prima è avvolta in una speciale matrice fatta della seconda la quale consente un movimento preciso utilizzando un trattore magnetico esterno.

Il sistema è stato già attestato su campioni di plasma sanguigno umano e su uno speciale modello di vaso sanguigno, come affermato da Andrey Drozdov, uno degli autori della ricerca. Tuttavia, come afferma anche Vladimir Vinogradov, altro autore della ricerca, sintetizzare queste particelle non risulta facile dato che parliamo di piccole sfere di 200 nanometri di diametro. Se non fossero così piccole non risulterebbero adatte per l’iniezione. Proprio per questo i ricercatori porteranno avanti lo studio per ottenere soluzioni più efficienti.

Fonti e approfondimenti

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