Enorme quantità di dati provenienti da telescopio hawaiano disponibili on-line

Mosaico di immagini scattate dal Pan-STARRS Observatory. Il centro del cerchio è il polo nord celeste, e il bordo esterno è una declinazione del cielo di -30 gradi, l'orizzonte meridionale come è visto dalle Hawaii). Credito: R. White (STScI) and the PS1 Science Consortium, Brooks Bays (UH). Immagine a risoluzione completa: clicca qui

Quando si parla di dati astronomici a volte si debbono prendere in considerazione quantità di dati digitali davvero enormi, spesso neanche facilmente identificabili se non con adeguati esempi. È il caso anche dell’osservatorio di Pan-STARRS, Hawaii, che pochi giorni fa ha rilasciato la seconda edizione dei dati del suo Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System, considerato il più grande sondaggio digitale del cielo.

I dati questa volta arrivavano a 1,6 petabyte (un petabyte è equivalente a 1000 terabyte, circa 30.000 volte il contenuto totale del testo di Wikipedia in ogni lingua o 15 volte il volume dei dati digitali della Library of Congress), sostanzialmente il più grande volume singolo di informazioni astronomiche mai rilasciato.
Da cosa è composto questo voluminoso corpo dati? Da quattro anni di fotografie scattate dalla fotocamera da 1,4 miliardi di pixel del telescopio. Una prima versione di dati era stata già rilasciata nel 2016 e con questa il corpo dati supera i due petabyte.

L’intero set di dati è disponibile on-line attraverso l’interfaccia, con la relativa funzione di ricerca immagini, messa a disposizione dal sito dello Space Telescope Science Institute (secondo link più sotto). Le immagini riguardano 3 miliardi di oggetti separati, tra cui stelle, galassie e varie altre tipologie di oggetti astronomici.

Come rileva Ken Chambers, direttore dell’osservatorio, “Il Pan-STARRS1 Surveys consente a chiunque l’accesso a milioni di immagini e cataloghi contenenti misurazioni precise di miliardi di stelle, galassie e oggetti in movimento. Durante la ricerca di Near Earth Objects, Pan-STARRS ha fatto molte scoperte, da Oumuamua che passa attraverso il nostro sistema solare, a pianeti solitari tra le stelle, ha mappato la polvere in tre dimensioni nella nostra galassia e trovato nuovi flussi di stelle; ha trovato nuovi tipi di stelle che esplodono e quasar lontani nell’universo primordiale. Speriamo che la gente possa scoprire tutte le cose che ci siamo persi in questo set di dati incredibilmente grande e ricco”.
In effetti, con due petabyte di immagini, la possibilità scoprire qualcosa di interessante e che non ha ancora destato l’attenzione di nessuno è abbastanza alta.

Fonti e approfondimenti

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