Enormi incendi, anche in zone umide, durante estinzione di 252 milioni di anni fa

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Un picco forte dei livelli degli incendi sulla Terra è stato individuato da un team di ricercatori per quanto riguarda l’estinzione della fine del permiano. Lo riferisce un nuovo articolo dell’University College Cork (UCC). I ricercatori dell’istituto islandese hanno collaborato con colleghi del Museo di Storia Naturale svedese per realizzare un nuovo studio pubblicato sulla rivista PALAIOS.[1]

Estinzione di massa della fine del permiano

L’estinzione di massa della fine del permiano è avvenuta 251,9 milioni di anni fa, al confine tra i periodi geologici del permiano e del triassico. Conosciuta come l’evento di estinzione di massa più grave mai avvenuto sulla Terra, l’estinzione di massa ha letteralmente spazzato via interi ecosistemi cancellando più del 90% della vita marina e più del 70% di quella terrestre. Proprio a causa di un impatto così alto il recupero, da parte della vita stessa, ha richiesto molto più tempo rispetto ad altre estinzioni di massa.

Cause dell’estinzione di massa del permiano-triassico

Le cause sono oggetto di dibattito ma tendono a convergere in quello che sembra essere stato un fortissimo riscaldamento globale. Le cause che hanno provocato il riscaldamento sono però state, di volta in volta, ricondotte a varie possibili cause: eruzioni dei supervulcani, impatti di meteoriti e forte emissione di anidride carbonica nell’atmosfera a sua volta causata dalla decomposizione termica dei giacimenti di idrocarburi. Ad ingigantire l’effetto serra potrebbero essere stati anche i microrganismi metanogeni che potrebbero aver contribuito alle emissioni di metano.

Le analisi di fossili di piante e di carbone

I ricercatori hanno analizzato vari fossili di piante e di carbone individuati nei nell’Australia orientale e in Antartide. Hanno trovato forti evidenze di resti di piante bruciate o carbonizzate proprio durante il periodo dell’estinzione di massa. Hanno poi trovato un anomalo aumento dell’abbondanza del carbone in un periodo relativamente breve verso la fine del permiano: questo indica, secondo i ricercatori, un aumento poderoso degli incendi, probabilmente a livello globale, che però fu di durata circoscritta. Questo picco del carbone è stato poi seguito da un livello più basso che è durato per i primi 3 milioni di anni del triassico (subito dopo la fine del permiano). Secondo Chris Mays, un professore dell’UCC nonché autore principale dello studio, si è trattato di “un burnout della fine del Permiano, seguito da una depressione del Triassico iniziale”.

Ecosistema globale impiegò milioni di anni per riprendersi

Queste analisi hanno portato i ricercatori a pensare che, durante questa estinzione di massa, devono essere scoppiati enormi incendi, a livello globale, che hanno coinvolto anche le zone umide. Anche se con il tempo le piante svilupparono diversi meccanismi per difendersi dal fuoco, il cambiamento climatico che occorse nonché lo stesso picco nell’attività degli incendi furono così gravi che si arrivò ad un punto di non ritorno tanto che l’intero ecosistema globale impiegò milioni di anni per riprendersi.

Note e approfondimenti

  1. End-Permian burnout: The role of Permian–Triassic wildfires in extinction, carbon cycling, and environmental change in eastern Gondwana | PALAIOS | GeoScienceWorld (DOI: 10.2110/palo.2021.051)


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