Enormi muri sottomarini per bloccare acqua calda che scioglie ghiacciai proposti da scienziati

Schema che mostra la possibilità di costruire un ostacolo che blocchi l'acqua calda alla base del ghiacciaio (credito: Michael J. Wolovick, John C. Moore, The Cryosphere, 2018)

Nel tentativo di comprendere le modalità con cui gli esseri umani potrebbero mitigare l’innalzamento del livello del mare, causato sostanzialmente dal riscaldamento globale e dallo scioglimento dei ghiacci nordici, un nuovo studio, pubblicato su The Geosphere European Union, prende in considerazione quello che potrebbe essere considerato come il più grande progetto di ingegneria civile nella storia umana.

Il ghiacciaio Thwaites

Gli studiosi hanno innanzitutto individuano nel ghiacciaio Thwaites dell’Antartide occidentale, uno di quelli più vulnerabili sotto questo profilo. Secondo Michael Wolovick, uno degli autori dello studio insieme a John Moore, “Thwaites potrebbe facilmente innescare un crollo della calotta glaciale che alla fine aumenterebbe il livello del mare globale di circa 3 metri. Ciò potrebbe avere effetti drammatici su milioni di persone che vivono nelle aree costiere del mondo”.

Enorme muro sott’acqua

I ricercatori prevedono che un giorno potrebbe essere possibile costruire muri enormi ed altissimi sotto le lastre di ghiaccio, di quelle nell’Artico che si stanno sciogliendo sempre di più, per impedire loro di cadere letteralmente a pezzi.
Questi muri andrebbero a bloccare l’acqua calda che tende a raggiungere la base del ghiaccio.

Alternativa: le colonne di sabbia e ghiaia

Alternativamente si potrebbero costruire colonne sul fondo del mare, costruite anche con sabbia o ghiaia prelevate dal fondo dell’oceano, che, anche se non bloccherebbero l’acqua calda, riuscirebbero a sostenere il ghiacciaio dandogli una possibilità di ricrescere.
Le colonne dovrebbero essere alte almeno 300 metri e il materiale utilizzato non dovrebbe superare gli 1,5 chilometri cubi. Un progetto, il secondo, forse un po’ più “semplice” e magari attuabile rispetto al primo.

Possibilità teoriche

Più che uno sforzo di ingegneria, sarebbe un modo di rielaborare strutturalmente il nostro pianeta. Si tratta di un comparto, quello della geoingegneria, che sta portando negli ultimi anni sempre più studiosi ad interessarsi a progetti che, almeno fino a qualche anno fa, sarebbero stati facilmente etichettati come impensabili.

Naturalmente si tratta di un progetto del tutto teorico e, almeno per il momento, al di fuori delle capacità umane ma il collasso catastrofico dei ghiacci ai poli del pianeta potrebbe diventare una questione così problematica che anche sforzi del genere, con la collaborazione di decine di nazioni, potrebbero essere presi seriamente in considerazione.

Fonti e approfondimenti



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