Enzima umano può biodegradare il grafene

Un’interessante scoperta è stata effettuata riguardo alla biodegradazione del grafene, il cosiddetto materiale delle meraviglie di cui molto si parla e per il quale diverse scoperte sono state fatte ma nei confronti del quale forse poco si sa riguardo al suo rapporto con il corpo umano, l’apporto che può sussistere, per esempio, nel caso dei microsensori con componenti realizzati in grafene).

Secondo i ricercatori un particolare enzima presente nel corpo umano, denominato mieloperossidasi (MPO), presente soprattutto nei polmoni, è in grado di degradare il grafene. Questo enzima, infatti è rilasciato dai neutrofili, cellule responsabili dell’eliminazione dei corpi estranei. Quando un corpo estraneo viene rilevato, i neutrofili lo circondano e lo distruggono secernendo l’MPO.[1]

I ricercatori hanno eseguito alcuni testi il cui procedimento viene spiegato da Alberto Bianco, ricercatore presso il Graphene Flagship Partner CNRS, “Abbiamo utilizzato due forme di grafene, a singolo strato e a pochi strati, preparate con due metodi diversi in acqua, che sono state poi prese e messe a contatto con la mieloperossidasi in presenza di idrogeno perossidasi. Questa perossidasi è stata in grado di degradarle e ossidarle, il che è stato davvero inaspettato, perché pensavamo che il grafene non funzionalizzato fosse più resistente dell’ossido di grafene”.[1]

Si tratta di una ricerca importante anche perché la disgregazione enzimatica del grafene può rivelarsi un utile contrasto alla dispersione dello stesso grafene nell’atmosfera e in generale nell’ambiente. Tuttavia una volta che il grafene viene “digerito” da questi enzimi potrebbe comunque causare dei danni e quindi c’è bisogno di ulteriori ricerche ed approfondimenti su questa particolare proprietà per pensare davvero di sfruttarla.[1]

Fonti e approfondimenti

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