Epilessia focale non diagnosticata in tempo può aumentare rischio di incidenti stradali

Credito: MichaelGaida, Pixabay, 3734396

C’è una forma di epilessia che, colpendo solo una zona determinata del cervello ed essendo caratterizzata da sintomi più sottili e più indecifrabili, non viene diagnosticata a dovere e che proprio per questi motivi può portare a convulsioni improvvise e inaspettate che possono creare problemi non di poco conto. Tra questi problemi i ricercatori hanno accertato un aumento notevole di rischio di incidenti automobilistici. Il nuovo studio è stato pubblicato sulla rivista Epilepsia .

Secondo i ricercatori della Scuola di Medicina della New York University, possono essere necessari in media due anni affinché possano essere riconosciuti i segni di epilessia focale e ciò riguarda soprattutto quel sottogruppo di soggetti che riportano, durante le convulsioni, movimenti incontrollati delle gambe e delle braccia. A questi sintomi si possono accompagnare anche allucinazioni, un forte senso di déjà vu e in generale una sensazione di stato onirico.
Nella maggior parte dei casi l’epilessia focale non viene diagnosticata fino a quando non si sono presentate le prime crisi motorie gravi, quelle che causano gli spasimi irrefrenabili in tutto il corpo.

Tuttavia, come spiega Jaqueline A. French, professoressa di neurologia alla NYU Langone Health, i segni precoci e sottili di epilessia focale sono molto più comuni e c’è bisogno di maggiore studio e lavoro per riconoscerli prima senza che ci sia bisogno di aspettare le prime crisi gravi che possono anche causare dei danni irreversibili.
E tra questi danni, come hanno mostrato le analisi effettuate dai ricercatori su 447 pazienti epilettici, ci possono essere spesso incidenti stradali che avvengono prima della diagnosi vera e propria. I ricercatori hanno stimato che fino a 1816 incidenti potrebbero essere prevenute ogni anno in tutto il mondo a causa di queste crisi.

“Per migliorare le diagnosi, è fondamentale che i medici non trascurino la possibilità di un attacco, in particolare durante le visite al pronto soccorso e dopo qualsiasi tipo di incidente automobilistico”, spiega Jacob Pellinen, un borsista posto dottorato del Dipartimento di Neurologia alla NYU Langone ed altro responsabile dello studio.

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