Era glaciale provocò cambiamenti nei sedimenti del Golfo del Messico

Schema dei cambiamenti riguardo all'approvvigionamento di sedimenti del Golfo del Messico (credito: Hessler et al.)

Una nuova scoperta effettuata da un team di ricercatori dell’Università del Texas rileva che, durante la più recente era glaciale, ossia quella occorsa circa 2,6 milioni di anni fa, ci fu un cambiamento per quanto riguarda le modalità con le quali il Golfo del Messico occidentale riceve la sua scorta di sedimenti.
Per sedimenti si intendono tutti quegli strati che si accumulano sul fondo marino e che tra l’altro possono fornire molte importanti informazioni sull’origine dei processi erosivi.

Nello studio, gli scienziati hanno analizzato i sedimenti che si sono depositati circa 20 milioni di anni fa durante la transizione dal miocene al pleistocene. Gli scienziati hanno scoperto che l’approvvigionamento primario di sedimenti durante il miocene medio-tardivo proveniva dai fiumi del sud del Messico. Tuttavia questa situazione è cambiata con il raffreddamento globale avvenuto con l’inizio del Pleistocene.

A causa del fatto che gli altopiani cominciarono a divenire aridi e secchi e a causa della mancanza di precipitazioni, le rocce non venivano più erose e rimanevano sul posto. I sedimenti cominciarono dunque a provenire da quella zona che ora fa parte degli Stati Uniti grazie alla formazione di grandi lastre di ghiaccio che iniziavano ad erodere fortemente le rocce.
Verso la metà del pleistocene, quasi tutti i sedimenti nel Golfo del Messico provenivano dunque da nord attraverso il fiume Mississippi.

Secondo Jacob Covault, ricercatore presso l’Università del Texas uno degli autori della ricerca, “Tutte queste informazioni sulla provenienza e su come le cose interagivano in un momento o nell’altro o sul clima sono tutte contenute in questo archivio stratigrafico. Ci vogliono solo un paio di persone per interrogarlo e mettere insieme una storia davvero interessante che ha implicazioni oltre il Golfo del Messico, per altri luoghi che potrebbero essere soggetti ai cambiamenti climatici”.

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