Esercizio con pesi utile per combattere fragilità in anziani

L’allenamento con pesi, di quello che magari progredisce con l’intensità, risulta molto efficace per contrastare il declino della salute con l’invecchiamento. È quanto ritiene una ricercatrice della UBC Okanagan secondo la quale allenamenti questo tipo possono essere fatti a casa e aiutano a rimanere in salute pur senza uscire.

“L’inattività e l’isolamento sociale contribuiscono in modo determinante alla fragilità legata all’età”, spiega Jennifer Jakobi, l’autrice dello studio. “Mentre l’isolamento sociale è una sfida complessa in questi giorni, c’è assolutamente del lavoro che possiamo fare per migliorare l’esercizio a casa.”
Con il passare degli anni, infatti, insorge nel corpo una sorta di fragilità molto spesso accompagnata da una perdita di peso involontaria, da una camminata più lenta, da una debolezza muscolare diffusa e da un affaticamento e ciò comporta livelli di attività più bassi che non fanno altro che peggiorare le cose.

“Mantenere e costruire la forza muscolare è la chiave”, riferisce ancora la ricercatrice che, per redigere il proprio studio, svolto un esperimento su 21 donne fragili con un’età superiore ai 65 anni.
Le ha divise in due gruppi: uno si allenava con pesi liberi progressivamente sempre più intensi ed eseguendo esercizi quali squat e dead-lift per tre volte alla settimana per 12 settimane. L’altro gruppo invece faceva attività fisica come da normale routine precedente.

Alla fine delle 12 settimane la ricercatrice misurava i livelli di forza muscolare e delle prestazioni dei due gruppi e notava che il primo gruppo aveva migliorato le proprie prestazioni muscolari, la velocità della camminata, la forza di presa e il tempo per mettersi in piedi da seduti. Molti di questi cambiamenti erano già visibili dopo nove settimane.
“Tradizionalmente, gli adulti più anziani optano per esercizi a bassa intensità e bassa resistenza perché credono che l’esercizio fisico pesante non sia adatto a loro. I nostri risultati mostrano il contrario”, spiega ancora la ricercatrice. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Frailty and Aging.

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