Esiste un posto sulla Terra in cui l’aria è pulitissima e non è intaccata dall’inquinamento

I ricercatori hanno raccolto campioni di terra, aria, acqua marina superficiale e acquamarina profonda e sedimenti oceanici da varie località (credito: doi: 10.1073/pnas.2000134117 | PNAS )

Esiste sulla terra una piccola area, una regione marina dell’oceano Antartico, che è non è intaccata dall’inquinamento ed in generale dalle attività collegate all’uomo secondo un nuovo, innovativo studio condotto da Sonia Kreidenweis dell’Università Statale del Colorado insieme al suo gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze dell’Atmosfera.

Questa area limite che alimenta le nuvole inferiori dell’oceano Antartico e che si trova poco a sud dell’Australia risulta infatti incontaminata e libera dalle particelle note come “aerosol”, quelle particelle fini prodotte perlopiù da attività antropiche e poi trasportate in tutto il globo dal vento attraverso l’atmosfera, una caratteristica che rende l’inquinamento atmosferico praticamente globale ed onnipresente.

Nella loro studio, pubblicato su Proceedings of National Academy of Sciences, i ricercatori spiegano la spedizione che hanno effettuato nel remoto Oceano Meridionale (detto anche Oceano Antartico), il mare che circonda l’Antartide (polo sud), per analizzare i batteri presenti nell’area.
Analizzare i batteri può infatti fornire molte informazioni riguardo alla qualità della stessa aria in quanto i microbi possono essere trasportati attraverso l’atmosfera anche da un continente all’altro. In questo caso gli scienziati hanno scoperto che i microbi provenivano perlopiù da fonti oceaniche, sostanzialmente dal mare locale.

I ricercatori scoprivano soprattutto che l’aria al di sopra di questo specchio d’acqua sembrava del tutto isolata dalla dispersione di microparticelle di aerosol che di solito avviene verso sud dal nord.
Questa regione marina antartica può essere dunque considerata come “uno dei pochissimi luoghi sulla Terra che sono stati minimamente colpiti da attività antropogeniche”, come riferiscono gli stessi ricercatori.

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