Esopianeti giganti gassosi non individuati potrebbero essere ancora moltissimi

Il riquadro nero mostra approssimativamente la regione all'interno della quale potrebbero esserci ancora molti esopianeti scovabili tramite immagini diretto delle stelle vicine secondo i nuovi modelli di Alan Boss (credito: carnegiescience.edu)

Potrebbero essere ancora moltissimi gli esopianeti giganti gassosi, quelli simili a Giove, che orbitano intorno a stelle simili al Sole, anche vicine, e che non abbiamo ancora scoperto secondo nuovi modelli sviluppati dal ricercatore Alan Boss del Carnegie Institution for Science.

Nello studio che ha pubblicato sull’Astrophysical Journal (secondo link qui sotto) il ricercatore spiega come ci siano ancora dei buchi molto grossi riguardo a quegli esopianeti simili a Giove che orbitano intorno a stelle simili al Sole ad una distanza simile a quella con la quale lo stesso Giove orbita intorno alla nostra stella.

Attualmente questa tipologia di pianeta rappresenta una popolazione ancora particolarmente piccola e non è stato ancora compreso se ciò è dovuto a problemi o limitatezze degli strumenti che utilizziamo o se ciò rappresenta realmente un deficit effettivo per quanto riguarda la “demografia” dei pianeti extrasolari.

Le ultime simulazioni effettuate da Boss confermano che molti pianeti extrasolari possono formarsi con il cosiddetto metodo di instabilità del disco. Questa tipologia di formazione di un pianeta vede un processo che si innesca molto rapidamente quando il disco di materiale risulta abbastanza grande e abbastanza freddo. A quel punto forma dei bracci a spirale e ammassi densi di gas e di polvere che si contraggono e vanno formare un pianeta piccolo che poi cresce sempre di più.

A rinvigorire questa teoria riguardo alla formazione dei pianeti è stata anche una scoperta, fatta dall’Istituto per gli Studi Spaziali della Catalogna e di cui è stato appena pubblicato uno studio (terzo link qui sotto) riguardo ad un pianeta gigante gassoso che orbita intorno ad una stella che ha un decimo della massa del Sole.
Questa scoperta sfida la teoria riguardante il metodo di accrescimento del nucleo che è la teoria che ha più consenso in ambito scientifico per quanto riguarda i meccanismi di formazione dei pianeti.

“I miei nuovi modelli mostrano che l’instabilità del disco può formare ammassi densi a distanze simili a quelle dei pianeti giganti del Sistema Solare”, riferisce Boss. “Il censimento degli esopianeti è ancora in corso e questo lavoro suggerisce che ci sono molti più giganti gassosi là fuori che aspettano di essere individuati”.

Se questi modelli sono esatti, questi risultati portano conseguenzialmente anche a maggiori probabilità anche per quanto riguarda la vita extraterrestre. Come confermato anche da diverse ricerche, la vita, anche se non può svilupparsi sui giganti gassosi (almeno per come la conosciamo), può comunque originarsi o essere presente sulle lune rocciose che possono orbitare intorno ad essi, come si pensa, tra l’altro, possa avvenire anche su alcune delle lune intorno a Giove o a Saturno.

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