Esopianeti, una “lente gravitazionale solare” permetterebbe di osservarne anche continenti

Una delle immagini presentate all'interno dello studio che mostra il progetto di un telescopio spaziale che sfrutterebbe la lente gravitazionale causata dal Sole per ingrandire oggetti terzi quali un esopianeta. L'ingrandimento degli esopianeti più vicini potrebbe essere tale da poter permettere l'individuazione di dettagli quali eventuali continenti (credito: arXiv:2012.05477v1, Viktor T. Toth, Slava G. Turyshev)

Molto spesso si parla, quando si prendono in considerazione futuri telescopi più potenti delle strumentazioni che possiamo usare oggi, della possibile individuazione diretta degli esopianeti, ossia dei pianeti che si trovano al di fuori del nostro sistema solare. Si tratta di un obiettivo difficile da raggiungere per una varietà di motivi ma un nuovo studio infonde qualche speranza proponendo un progetto comunque molto complicato da attuare.

Visualizzazione diretta degli esopianeti

Invece di utilizzare metodi indiretti, come quelli che si usano oggi, si potrebbero infatti osservare gli esopianeti direttamente, cosa che attualmente è difficilissima causa del fatto che ruotano comunque intorno ad una stella la quale risulta comunque avere un livello di luminosità tale da abbagliare qualsiasi cosa gli ruota intorno.
Solo di qualche pianeta supergigante gassoso che ruota intorno alla sua stella in un’orbita molto lontana è stato possibile effettuare l’imaging diretto e in ogni caso si tratta di immagini molto sfocate e molto poco dettagliate.

Lente gravitazionale solare

Tuttavia non mancano progetti teorici, attuabili molto a lungo termine, riguardo a possibili telescopi spaziali che ci possano permettere di individuare gli esopianeti. Anzi, in un nuovo studio, apparso su Physical Review D, due fisici teorici spiegano che, usando una lente gravitazionale solare (Solar Gravitational Lens, SGL, uno concetto comunque non nuovissimo) sarebbe possibile individuare in maniera diretta non solo gli esopianeti ma anche eventuali caratteristiche fisico-geologiche quali la presenza di un continente, come spiega Universe Today.

Telescopio spaziale potentissimo

Quello fatto con una lente gravitazionale solare sarebbe un telescopio spaziale potentissimo che si servirebbe di un livello di amplificazione della luce sufficiente per studiare gli esopianeti in maniera diretta. Si parla, naturalmente, di esopianeti orbitanti intorno alle stelle a noi più vicine, soprattutto quelli del sistema di Alfa Centauri. In questo sistema ce n’è, in particolare, uno che sembra potenzialmente abitabile o comunque abbastanza simile alla Terra, un esopianeta denominato Proxima b.

Telescopio sfrutterebbe l’effetto di “lente gravitazionale” del Sole

Ma come funzionerebbe questo telescopio? Sfrutterebbe l’effetto della cosiddetta “lente gravitazionale”, un effetto già usato a mani basse dagli astronomi per effettuare osservazioni altrimenti impossibili, come quelle di oggetti troppo lontani o la cui luminosità è troppo debole.
In pratica si osserva un oggetto la cui luce, durante il suo percorso, viene amplificata dalla presenza di un oggetto massiccio, posto nella giusta posizione tra noi e l’oggetto da osservare.
Nel caso del progetto proposto dai due ricercatori, si userebbe il Sole come oggetto “intermedio” per sfruttare la sua “lente gravitazionale”. Secondo i due studiosi, la nostra stella potrebbe permetterci una visione abbastanza chiara degli esopianeti in orbita intorno alla stella Proxima Centauri, tanto chiara che forse potrebbe essere possibile individuarne anche l’eventuale conformazione continentale.

Difficoltà sarebbero enormi

Sfruttando uno corretto allineamento con il Sole, si potrebbe creare una SGL da utilizzare poi per le osservazioni astronomiche. In ogni caso le difficoltà sarebbero enormi: innanzitutto l’obiettivo di questo telescopio, per sfruttare la giusta distanza della regione focale del Sole, dovrebbe essere posto a più di 80 miliardi di chilometri di distanza dalla Terra, ossia circa quattro volte la distanza che separa il nostro pianeta dalla sonda Voyager 1, l’oggetto costruito dall’uomo più lontano attualmente.
E poi ci sarebbe il problema della luminosità del Sole che abbaglierebbe la luce di qualsiasi altro oggetto distante, cosa che dovrebbe essere comunque risolta prima di poter sfruttare l’effetto di lente gravitazionale del Sole stesso.

A puro titolo dimostrativo, i ricercatori propongono anche l’immagine eventuale della Terra così come potrebbe essere individuata da un pianeta orbitante intorno a Proxima Centauri, la stella a noi più vicina, con la stessa tecnologia della “lente gravitazionale solare” descritta nello studio. Un’eventuale civiltà aliena presente su questo pianeta potrebbe ottenere un’immagine della risoluzione di 1024×1024 pixel, una risoluzione sufficiente per individuare senza particolari problemi i continenti terrestri dopo semplici correzioni grafiche (credito: arXiv:2012.05477v1, Viktor T. Toth, Slava G. Turyshev)

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo