Espansione dell’universo: e se ci trovassimo in una gigantesca bolla di diversa densità?

Uno nuovo studio sulla velocità con la quale l’universo si sta espandendo sembra risolvere, almeno in parte, le divergenze che fisici e cosmologi hanno ottenuto tentando di misurarla. Il nuovo studio, pubblicato su Physics Letters B, lo fa senza ricorrere ad alcuna “nuova fisica”.

Attualmente i metodi messi in atto per misurare questa velocità sono due: il primo si basa sullo sfondo cosmico a microonde e sui dati forniti in particolare dalla missione spaziale Planck. Secondo questo primo metodo si ottiene un valore per la cosiddetta “costante di Hubble” di 67,4 (km/s)/Mpc. Ossia l’universo si sta espandendo di 67,4 km al secondo più rapidamente ogni 3,26 milioni di anni luce.

Il secondo metodo si basa sulle supernovae che appaiono in maniera sporadica in galassie distanti. Misurando questi forti eventi luminosi, si ha invece un valore della costante di Hubble di 74.
Lucas Lombriser, ricercatore della Facoltà di Scienze dell’UNIGE, dichiara: “Questi due valori hanno continuato a diventare più precisi per molti anni pur rimanendo diversi l’uno dall’altro. Non ci è voluto molto per scatenare una controversia scientifica e persino per suscitare l’eccitante speranza che forse stessimo affrontando una ‘nuova fisica'”.

Secondo Lombriser forse queste divergenze sono attribuibili al fatto che alla fine l’universo non è poi così omogeneo come sempre affermato. È sempre stato difficile immaginare, infatti, fluttuazioni, per esempio, relative alla densità media della materia calcolata su volumi migliaia di volte più grandi di una galassia.
Proprio per questo Lombriser, nel suo nuovo studio, ha teorizzato l’esistenza di una gigantesca bolla, del diametro di 250 milioni di anni luce, in cui è presente anche la nostra galassia ed in cui la densità della materia è significativamente inferiore alla densità nota per l’intero universo.

Una cosa del genere avrebbe un impatto sul calcolo della costante di Hubble perché questa stessa bolla includerebbe le galassie a cui di solito si fa riferimento per misurare le distanze.
Dunque, stabilendo che questa bolla enorme esiste e stabilendo che la densità della materia all’interno possa essere inferiore del 50% rispetto a quella del resto dell’universo, si otterrebbe un valore per la costante di Hubble che convergerebbe con quello ottenuto utilizzando il primo metodo, quello dello sfondo cosmico a microonde: “La probabilità che ci sia una tale fluttuazione su questa scala va da 1 su 20 a 1 su 5, il che significa che non è la fantasia di un teorico. Ci sono molte regioni come la nostra nel vasto universo”.

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